SOVRANITA’ LIMITATA

di MAURIZIO LIVERANI

“Io tratto con i capi di Stato e con le personalità di rilievo, non perdo il mio tempo con i clown”. Una luce fuggevole ci ha portato alla mente un Donald Trump che si rifiuta di incontrare Matteo Salvini. L’impressione di disagio che ispira è a volte più profonda. L’espressione feroce del presidente degli Stati Uniti potrebbe venire da un’allucinazione; qualche volta indugia nella nostra memoria, poi si esaurisce. Ci ossessiona il sospetto che una convinzione sia tradotta in immagine. Abbiamo sempre in mente che il nostro Paese sia una nazione suddita del mondo anglosassone e, soprattutto, americano; è un sospetto che hanno in molti. Si è risvegliato con questa crisi che non si risolve, secondo noi, sino a quando da Paese eterodiretto non riceverà, in quanto a sovranità limitata, le direttive dell’Alleanza atlantica. Per sapere se su di noi pesa questa minaccia basta pensare che il bolso Trump ha decretato che la Francia, grazie a Macron, è il Paese pilota del mondo libero, che Londra è la sua spalla. Gli Stati che lo infastidiscono sono affidati alle cure di leader cui fa ogni tanto qualche telefonata e verso i quali mostra di non avere alcuna simpatia. Le ragioni sono quelle di sempre; le nazioni che si adeguano a Washington godono di rispetto e benevolenza. Le nazioni che non danno le stesse garanzie di sudditanza vengono tenute a distanza e ricevono a volte brutali – potrebbero essere, dato il personaggio – rimproveri. La più dignitosa è Angela Merkel la quale ha il torto, agli occhi di Trump, di darci consigli e di non interferire. Nessun legame l’Italia può avere con un uomo che odia Barack Obama. Il leader rimpianto perché con la sua azione aveva introdotto principi della tolleranza e della comprensione. Trump è l’uomo “muraglia”; sembra appartenere al mondo della zoologia e anche le sue vicende private ce lo segnalano come un bau bau familiare. E’ un personaggio che ci incuriosisce e ci deprime. Avvertiamo che ha rinunciato alla pacificazione, ma è riuscito a ottenerla tra le due Coree perché quella del Nord è un pericolo essendo dotata di atomiche che possono raggiungere gli Usa; quindi meglio trattare e farsi amico la “palla di grasso” che la comanda. Le operazioni ritenute bestiali da Obama non lo sono per l’orco della Casa Bianca. L’impeachment vede incarnato un nostro ideale. Ci eravamo illusi che l’America fosse la patria della democrazia; oggi sappiamo, ma forse è un’esagerazione, che ogni giorno vengono uccisi per omicidio mille statunitensi. La libertà di vendere armi è vista da gran pare degli americani come un retaggio delle loro origini. Verso l’Italia la Casa Bianca esercita soltanto distacco. Nei nostri cattivi pensieri vediamo delinearsi, per noi, un futuro mostruoso; i nostri governanti registrano soltanto un disappunto. Dall’alleanza con gli Sati Uniti si sperava di trarre un profitto, ma con la complicità della nostra grande industria tutto quello di buono che abbiamo prenderà un’impronta statunitense. Nelle nostre menti turbate Trump ci ricorda tanto un tiranno che abbiamo seguito in una guerra che ci ha dato rovina e cattivi governanti. Ci sono americani e americani, quelli che sono infatuati di Trump non possono essere da noi apprezzati. Il malumore suscitato in questa fase dalle lotte immonde dei partiti ci spinge a diffidare di presunti alleati; oltre a Trump, Macron. Speriamo di ricrederci.

MAURIZIO LIVERANI