SPERDUTI NEL BUIO

di Maurizio Liverani

I politici dicono di essere animati dal senso storico della vita: cioè grida, slogan, parole d’ordine, simboli, illusioni divorate e scomparse nel vuoto. Dietro i segni è assente il concetto, l’essenza, il valore, il riferimento. I simboli si sono moltiplicati, mentre le idee che dovrebbero accompagnarli si sperdono nel vaniloquio. Non sapendo delineare un futuro, i partiti sono entrati in quella (lo abbiamo ripetuto più volte) che il sociologo francese Jean Baudrillard chiama la “xeros-società”, il ciclostile, la fotocopia del passato e, quindi, il grado zero di idealità e di speranza. Si direbbe che gli italiani siano andati a scuola dallo scrittore Chamford che sentenziò: “Quando si cessa di sperare si comincia a vivere”. La dolcezza della vita è in questo; non segna, come qualcuno sostiene, il passaggio da un’epoca all’altra, si è estesa in tutto il Paese, si è globalizzata. Commemorare il periodo storico come il segno di un mutamento in nome di un superamento epocale è un gioco per politicanti privi di idee. Il futuro non interessa agli italiani né li incuriosisce. Chi, come i nuovi sopraffattori della politica, esorta a fare piazza pulita per essere migliori di quello che siamo sempre stati, incorre nel ridicolo. Puntualmente, nel passaggio da una fase politica all’altra, uguali ma che si vuol far passare per diverse, cavalca frasi come “messaggio forte” che è sempre indice di chi spara cartucce bagnate. Nella sponda dei partiti estromessi dal nuovo potere esiste il problema di salvare la faccia di fronte all’opinione pubblica. Al punto più stabile del suo declassamento politico, il trombato minimizza la sconfitta al punto di riderne; oggi deve sopportare il sarcasmo dei suoi nemici intimi atteggiandosi a un vinto decoroso. Stanco di servire un mito, lo sconfitto ripone le armi facendo intendere che dal suo passato politico può nascere un buon scrittore. “Incauto obamiano” è definito Matteo Renzi, come un tempo fu chiamato “incauto kennediano” Walter Veltroni il quale, dopo aver varato un libro in cui attribuiva a Nixon invece che a Kennedy la tragedia del Vietnam, lasciandosi irretire nella boscaglia degli abbagli storici, accusò il partito repubblicano americano di aver imposto l’embargo contro Cuba, mentre la responsabilità era del “mitico” John. Quello che sta preparando Renzi sarà deflagrante, preludio alla rinascita e a un nuovo inizio. Gli altri compagni hanno volti che irradiano un senso di astensione; c’è chi sostiene che sia giunto il momento di berlusconizzarsi. Sarebbe la giusta trovata per ricominciare tutto da capo. Ma al presente la situazione è quella descritta, anni fa, sul “Mondo” da Mario Pannunzio: “Giornalisti liberi, giornalisti impegnati non esistono quasi più”. I nuovi arrivati pentastellati e leghisti vogliono far credere di essere gli archimandriti di un mondo diverso. Basta rimuovere un’Annunziata ed eleggere un Foa per cambiare il gioco dei favori e delle complicità reciproche. Le convergenze, prima o poi, diventano parallele.

Maurizio Liverani