STANCO DI SENTIRSI TOLLERATO

di Maurizio Liverani

“Natura facit saltus”. Enrico Letta fa lo stesso balzo rimanendo sospeso, ma con una gran voglia di andare a destra. Forse consapevole che le due forme di fare politica sono, da tempo, aspetti di una visione degradata della democrazia. Per essere chiari affermiamo di avere la sensazione di vivere in una società sempre più esposta al crollo finale. Enrico Letta annuncia, su un giornale di destra, di aver chiuso i battenti della sua illustre intelligenza alla politica. Il commento delle malelingue è che il primo ministro “di un mese” è riuscito a farsi un nome, ma non una posizione. La sua figura è stata avvolta in una nebbiolina sottile che impedisce di definirne i contorni e i lineamenti. Di mitico, fino a questo momento, non ha nulla. Il dramma del politico è, oggi, questo: sentirsi disprezzato, tollerato e, a volte, ricattato. Pur animato da nobili intenti, gli riesce difficile, con la cattiva fama che lo avvolge, di inserirsi nel processo storico in atto. Per entrare nell’epica politica è indispensabile l’indizio di reato che conferisce, anche a una nullità, perspicacia. Per iperbolizzarsi, Letta qualcosa di oscuro, di sospetto, deve averlo alle spalle. Relegando a giorni alterni le ascendenze ora democristiane ora comuniste, era riuscito a presentarsi come il vessillifero di una politica nuova, forse volendo arricchirsi in tutte le direzioni: a sinistra, a destra e al centro. Ha corso il rischio, cioè, di perdere la sua sostanza ideale, alla maniera di quel condottiero che guadagna provincie ma perde uomini. I notabili degli altri partiti queste cose le sanno; e questo spiega la traballante credibilità di tipi come Casini e Gasparri i quali nel loro partito non godono di effettivo credito e seguito. Casini, ad esempio, si attiene alla riservatezza; per Gasparri l’idea generale è che il potere è sempre il potere. Quando un parlamentare avverte una sospesa paura di perdere questo potere, enfatizza il suo antifascismo che, oggi come ieri, è un intrattenimento verbale. Con questo “anti” si tenta di far smarrire la grande, inestirpabile avversione per la politica. Il modello di Enrico Letta, in questo momento, sta nella prontezza di porsi, lui politico politicante per anni, nel nutrito drappello degli anti-politici. Ha la capacità propria dei democristiani di toccare tutti i tasti della gamma emotiva; sa essere moralista con tinteggiature reazionarie. Attento a non essere mai decisamente anti-berlusconiano, ma, sottotraccia, anti-renziano. La fiducia dei militanti, dopo l’ultima sorpresa di Letta, è rosicchiata da moltissimi tarli, primo fra tanti che la fiducia nell’avvenire dell’Italia si spoeticizzi completamente grazie a uno dei suoi leader, Enrico Letta, aggrappato alle proprie cautele.

Maurizio Liverani