TAORMINA: IL G7 DEGLI ACCORDI SOSPESI?

di Barbara Soffici

La prima giornata del summit ha sottolineato la diversità di posizione dei Sette che hanno trovato un’intesa solo sul terrorismo, per combattere l’Isis, in risposta del recente attentato di Manchester. La divisione è emersa sia per quanto riguarda i profughi, con uno scontro diretto tra Gentiloni e Trump (che ha respinto “l’approccio globale” e ha sostenuto solo “il diritto degli Stati sovrani a controllare i propri confini”), sia per quanto riguarda i rapporti con la Russia (e la risoluzione del “problema” Ucraina), sia sul tema del clima e del commercio. Sembra infatti che Trump abbia glissato sugli Accordi di Parigi per la riduzione delle emissioni inquinanti (intesa già siglata da Obama) e si sia opposto a un’intesa sul commercio internazionale siglata con trattati multilaterali, preferendo quegli accordi bilaterali, “di reciprocità”, che potrebbero aprire però non a un “protezionismo selettivo” (gestito dalle imprese in cooperazione con lo Stato) ma a “forme di protezionismo assoluto” (gestito dallo Stato in difesa di particolari settori), con risvolti negativi in termini di contromisure commerciali. Il patto con Theresa May per il post-Brexit ha aperto il mercato americano a Londra: un segnale forte per l’Europa, un segnale che forse ha destabilizzato il padrone di casa Gentiloni, la teutonica Merkel, il neo-presidente francese Macron. Con l’attacco al commercio tedesco delle auto, Trump ha voluto ribadire chiaramente la sua volontà di “livellare il campo di gioco con regole uniformi”, sempre nel rispetto della reciprocità. Con il canadese Trudeau  e il nipponico Abe le dispute sono su altri fronti. Il Canada è parte dei paesi Nafta (insieme agli Usa e il Messico), mentre con il premier nipponico Shinzo Abe si è rilanciato un accordo Washington-Tokyo per contrastare la Corea del Nord, contro Pyongyang.  Gli occhi del mondo sono puntati sul G7, sul vertice che potrebbe modificare gli equilibri internazionali e determinare o la ripresa della crescita economica o, forse, un’altra crisi finanziaria.

Barbara Soffici