TROPPE OMBRE

Maurizio Liverani

A conti fatti, dopo il gran trambusto elettorale, possiamo dire che, con il successo della coalizione di destra e del M5s e l’azzeramento della paccottiglia di sinistra, la politica, nel suo insieme, abbia tirato le cuoia. I votanti sono stati così numerosi non perché attratti da ideali e progetti, ma per far intendere ai politici di stare al gioco pregustando il piacere di non essere più presi per il gabbo. L’inganno, elemento propulsore della politica controllata dal grande capitale, non sarà più il “leviatano” che ha corrotto il nostro modo di vivere dividendoci in comunisti, fascisti, democristiani, liberali; girini che per lungo tempo ci hanno fatto credere di essere le guide insostituibili della vita sociale. Pensiamo ai quotidiani dei giorni che hanno preceduto il 4 marzo; alcuni se ne sono andati in grandi pacchi al macero; qualcuno gode ancora un po’ di vita effimera, fornendo materiale per muratori, altri a far barchette per bambini. Un tempo, quando la politica occupava gran parte delle nostre giornate, soprattutto le prime pagine venivano conservate grazie all’illusione che contenessero un passato ricco di battaglie ideali, di scontri ideologici, di rancori al limite della guerriglia. Insomma, erano la testimonianza di un’epoca in cui la serietà e la vocazione democratica avevano un senso. Venivano conservate anche pagine con articoli pieni di ingiurie scambiate tra i protagonisti della politica. Gli autori di quegli scritti ci portavano in mente quel brano dell’Amleto che dice: “Io devo come una puttana scaricarmi l’anima con le parole”. Erano gli anni in cui il lettore era al centro di ogni attenzione con blandizie ora soavi ora perentorie. A considerare l’indifferenza con cui l’uomo della strada guarda ai fatti recenti, si direbbe che mai come questa volta, nonostante la falange di voti, sia lontano mille miglia dall’interessarsi della politica. Si direbbe, anzi, che gli italiani abbiano votato in massa per vederci chiaro, approdati al dubbio che la politica sia soltanto un garbuglio di chiacchiere per consentire alla gran quantità di furbi di vivere con i solti statali. Conferma che la politica, in maniera fraudolenta, si è attribuita una forza e una portata decisiva; ha svelato il suo vero volto, deforma la realtà, tende a “fabbricare” la notizia. La frottola, mai come questa volta, ha allignato nelle vaste ortaglie della campagna elettorale. Gli italiani che ne erano consapevoli hanno gioito; a chi non lo era si sarà avvelenato il sangue per la rabbia. Un processo di rifiuto della politica era da tempo avvertibile. Il giochetto di scandalizzarsi o irritarsi per l’accento messo su quanto c’era di reazionario o, se vogliamo, di democratico alla maniera borghese attecchisce sempre meno. Con grande disinvoltura, un partito perdeva voti a destra per diventare di sinistra. Si trattava di tradimenti fasulli, spacciati per miracoli di duttilità politica. Insomma, è emersa la malafede cosciente e deliberata dei capipartito, oltre la conferma che questa razza di politici assolutamente cambiare. Gli italiani se ne sono accorti, ma sanno anche che è un gioco cui non si riesce a fare a meno. Il virus della disgregazione corrode da tempo l’organizzazione dello Stato; l’esito di queste elezioni porta a credere che sia in corso una cura radicale contro questo bacillo egoistico e interessato. Ai partiti interessa guadagnare tempo, ma se si vuole attingere ai principi della moralità bisogna che queste diagnosi vengano fatte in fretta perché l’italiano è rimasto fedele all’autentica democrazia.

Maurizio Liverani