TURBAMENTI DA AVANZAMENTO PARALLELO

di Barbara Soffici

Il Governo giallo-verde continua a turbare  l’Italia e l’Europa.  Fin dall’inizio Salvini  aveva ribadito che se il governo non poteva cambiare le cose era meglio tornare alle urne. E questa volontà di mutare ad ogni costo l’ordine insoddisfacente della realtà, condivisa anche da Di Maio, da più di due mesi tiene banco e fa proliferare polemiche e conflitti trasversali.  Non si può negare che la nascita di questa alleanza è stata accompagnata, fin dall’inizio, da conflitti.  Anche se sono passati mesi, non si può dimenticare lo scontro tra il Capo dello Stato e  vincitori delle elezioni, prima sulla mancata  accettazione  del Colle di Paolo Savona come ministro dell’Economia (dovuta alle esternazioni anti-euro del professore), poi sulla nomina dell’economista pro-euro Carlo Cottarelli a premier, con tanto messa  in stato di accusa del Capo dello Stato. Il conflitto tra la legittimità delle urne e della maggioranza in Parlamento e quella del Presidente della Repubblica ha rischiato di lacerare il sistema Italia. Per evitare possibili devastanti degenerazioni e, soprattutto, un ritorno alle urne incentrato sul tema dell’appartenenza dell’Italia all’euro-zona, alla fine il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha preferito dare il suo benestare alla  nascita del governo giallo-verde di Giuseppe Conte (FOTO). Un governo politico, ma anche tecnico; un governo di cambiamento, anti-sistema; ma anche un governo di compromesso, che sostiene contemporaneamente programmi di destra e di sinistra (come l’abbassamento delle tasse per famiglie e imprese e l’innalzamento della spesa per il welfare, con il reddito di cittadinanza) senza però spiegare ancora chiaramente come realizzare questi programmi facendo quadrare i conti e soprattutto senza aumentare il debito pubblico.  Un governo che fin dall’inizio ha sostenuto la necessità di “tenere in sicurezza l’Italia” dai flussi migratori, “dalle acquisizione predatorie di imprese strategiche”, riaffermando il ruolo dell’Italia, come membro storico, all’interno dell’Europa e all’interno della Alleanza Atlantica.

Come era prevedibile, l’azione di governo ha cercato di rispondere subito alle richieste dell’elettorato, con un giro di vite agli sbarchi e con la preparazione della legge sulla legittima difesa.  La “svolta migranti” (salvati e riportati in Libia solo una settimana fa) e l’accordo con Donald Trump hanno aperto per l’Italia la possibilità di ricoprire un ruolo decisivo a livello internazionale, sia nella stabilizzazione della Libia, sia nella riduzione della dipendenza energetica dalla Russia. Dopo il “pasticciaccio” Ilva (affrontato con la prerogativa di salvare l’azienda, blindare i lavoratori e  “migliorare” gli impegni con la comunità locale rafforzando le prestazioni ambientali), la cui soluzione è stata nuovamente rinviata, con le minacce di Di Maio di annullare la gara e far saltare la vendita, ora la maggioranza deve appianare le divergenze sul gasdotto Tap di Melendugno, sulle infrastrutture. La Lega di Salvini è intenzionata a dimostrare di essere la sola forza politica in grado di tutelare l’interesse nazionale; il M5s, sebbene sia riuscito a trasformarsi da movimento di “democrazia elettronica” a partito di massa, non ha però raggiunto ancora una maturità politica. Sembra che per adesso sia consapevole solo che la Tap, l’acquisto (ancora in fase di riflessione) dei F35 e la Tav sono temi che mettono a rischio il consenso di milioni di elettori (non a caso il M5s ha sottolineato le poche risorse disponibili e la priorità al Sud di altre infrastrutture, in particolare di scuole, di strade e ferrovie); forse, in un prossimo futuro potrebbe subire il peso politico dell’alleato di governo che invece ha compreso bene le conseguenze economiche e occupazionali di tali opere. Lega e M5s devono trovare un accordo anche sulle nomine Rai, sulla rigidità dei contratti a termine del “decreto dignità” e la reintroduzione dei vaucher per il lavoro occasionale (il decreto lavoro di Di Maio, sebbene abbia aperto all’autonomia differenziata di Salvini, ha sollevato molte polemiche e proteste tra gli imprenditori del nord-est). La maggioranza sembra procedere parallelamente anche per quanto riguarda la riforma fiscale, il modo di trovare le risorse finanziarie per “misure-simbolo” come il “reddito di cittadinanza” e la “flat tax” (applicabile, per ora, solo agli autonomi). Ma il banco di prova più importante per Di Maio, Salvini e il premier Conte è sempre nei confronti dell’Europa che ha fin dall’inizio considerato pericoloso il “sovranismo anarcoide” del nostro attuale governo, sia per la “stabilità democratica”, sia per l’equilibrio e la tenuta dei mercati. L’Europa punta il dito sul rallentamento dell’economia, della produzione industriale italiana (metà della media europea), rimprovera la mancanza di una politica economica di medio periodo e mette al vaglio sia il debito, sia il rialzo dei rendimenti dei titoli. Mentre il governo giallo-verde ribadisce la necessità di escludere il “fiscal compact” dai trattati europei, la necessità di una flessibilità sul deficit senza limiti temporali in presenza di riforme e investimenti  e la necessità di non irrigidire le regole del comparto bancario.   Certo è che l’Europa non è ancora pronta per un ribaltamento della costruzione europea, sebbene abbia iniziato a ribadire la necessità di sostenere gli investimenti degli Stati più deboli insieme alla difesa dell’euro (la seconda valuta al mondo!). Certo è che il nostro governo si dovrà impegnare davvero molto per promuovere l’Italia all’interno della Ue, per far quadrare i diritti promessi in campagna elettorale con i doveri che l’Italia deve assolvere per non incrinare i rapporti con la Ue e gli altri Paesi dell’Euro-zona…

Barbara Soffici