TUTTO PERFETTAMENTE NORMALE

di Giacomo Carioti

La vicenda giudiziaria che riguarda alcuni dipendenti dell’ospedale Belcolle di Viterbo coinvolge tutti noi, trattandosi di una struttura predisposta alla tutela della salute pubblica, e non un qualsiasi posto di lavoro.

Sorprende e sconcerta, nello scorrere le cronache, vedere quante forze dell’ordine e quante ore, giorni, settimane, mesi di appostamenti e indagini sono stati impiegati, a spese dei cittadini per effettuare le indagini sull’assenteismo: come riferiscono le cronache, videoriprese per oltre 3000 ore, appostamenti e pedinamenti per monitorare mille posizioni al giorno!!!.

Tutto giusto, ovviamente, al punto in cui siamo, e una volta avviata la “macchina”.

Ma ci chiediamo se, per scoprire questo genere di violazioni sia davvero necessario utilizzare le forze dell’ordine –stornandole da ben più impellenti utilizzi- ed un sistema giudiziario ormai allo stremo e incapace di reggere, e pertanto sempre più condizionato dalle prescrizioni.

NON DOVREBBE ESSERE PIU’ CHE SUFFICIENTE LA CATENA GERARCHICA ALL’INTERNO DELLE STRUTTURE E DEGLI UFFICI?

A questo punto, la riflessione che si impone esce dai confini dell’ennesimo episodio, e riguarda lo scenario complessivo del lavoro pubblico e della pubblica amministrazione in Italia.

Come fa un impiegato ad essere assente senza che i suoi superiori se ne accorgano?

Lo stesso vale per medici, infermieri, dirigenti: tutti hanno (O DOVREBBERO AVERE) qualcuno che ha il dovere di verificarne e attestarne la presenza e l’operatività! Altrimenti come va avanti il normale lavoro?!

Perché questa, in Italia, sembra non essere più l’elementare e basilare regola, e dobbiamo sobbarcarci –oltre l’immane spesa pubblica- la vergogna dello scandalo, quando tutto ciò dovrebbe essere sanzionato e risolto nell’ambito della disciplina interna ad ogni organismo di lavoro pubblico, esattamente come avviene nel privato?

Pensate che questo sarebbe possibile in un cantiere? Un carpentiere, un muratore, potrebbero mai timbrare e poi sparire? E i cassieri di una banca? E gli impiegati di una qualsiasi azienda, in qualsivoglia settore del lavoro?

Quindi, il marcio non è soltanto in chi commette queste schifezze, ma nell’ormai più che conclamato favoritismo reciproco ai danni della collettività e del senso comune, che avvolge e contamina qualsiasi struttura pubblica, dal più basso grado fino ai vertici: la trasgressione della base viene tollerata, e spesso incoraggiata, perché a sua volta copre la trasgressione delle posizioni superiori.

Questo è il vero dramma.

E, purtroppo, il ricorso alle forze dell’ordine e alla magistratura –pur se, in ogni specifico contesto, ahimè inevitabile- non fa, a ben vedere, che incancrenire ancora di più la situazione globale dello “Stato Italia”, in quanto “isola” ogni singolo fatto (facendolo ingannevolmente apparire “isolato”), e storna l’attenzione dei cittadini dal problema generale e senza soluzione: LA SCOMPARSA DELLA CATENA DELLA RESPONSABILITA’.

Giacomo Carioti