UN APPIGLIO DI SALVEZZA

di Maurizio Liverani

La situazione è a tal punto degradata che si attendono come inevitabili schiamazzi e minacce. Nella classifica dei Paesi alla deriva, l’Italia si inclina alla dea dei rimproveri. Ce lo ha ricordato, quand’era in vita, lo scrittore Saul Bellow nel suo saggio “I conti tornano”. I rivoltosi sono sempre più pronti a invadere le piazze con rivolte infuocate contro il capitalismo. Il comunismo edulcorato proposto dal Pd regola le folate annunciando sconquassi. E’ da tempo che questo gioco si tiene al passo ingannato dai partiti di governo che nelle loro promesse annunciano riprese continuamente rinviate e, per prendere tempo, rimettono di moda il pericolo del fascismo, pronto a tornare, come nel‘22, in combustione. La prerogativa transitoria della “purezza” viene quotidianamente ingrandita dalle falsificazioni della grande informazione. Siamo a un punto in cui le cosiddette autorità sono riuscite a scuotere l’inerzia degli amministratori e a voltare le spalle alle loro rassicurazioni. Asseriscono che d’ora in poi si atterrano a un’etica rigorosa, che decideranno, finalmente, a invertire l’avverso destino. Come nel film “Prova d’orchestra”, una gigantesca palla di acciaio per le demolizioni sta per abbattersi su un’orchestra in cui nessuno più suona oppure lo fa stentatamente, controvoglia infierendo contro i sindacati e chi, partiti e religioni, ci hanno portato a questa anomalia. Senza le bandiere e le canzoni patriottiche, anche Dio non viene più invocato né fuori né nelle aule del potere. Nel contempo continuano a pontificare, quasi fossero inviati dalla provvidenza, personaggi che hanno spento ogni speranza, ogni prospettiva di rinascita. Sembra che gli italiani siano persuasi di stare scivolando sulla china del baratro; e nella graduale bancarotta si legge un avverso destino. Il Paese ridotto ormai a un ripostiglio polveroso ci appare come una sorta di Golgota laico. “Questo esilio acerbissimo –diceva ai suoi tempi Leopardi – non è più dentro me, ma nella realtà”. Uscendo dall’indole solamente predicatoria, per realizzare i progetti promessi dovremmo avere amministratori meritevoli, capaci di avere successo come fabbri del nostro destino. Saranno minori come poeti, ma maggiori nella creatività. E’ di questi personaggi, finora quasi inesistenti, che l’Italia ha bisogno. Sarà un’impresa difficile.

Maurizio Liverani