UN CLASSICO ITALIANO…

di Barbara Soffici

Il risultato delle elezioni ha infranto sogni e speranze, rendendo chiaro che l’Italia potrebbe essere destinata, per un lungo periodo, a brancolare nell’incertezza politica. Ovunque si è votato per il “simbolo” e non più per le persone; questa modalità ha creato “ribaltoni” politici e  ha  reso insicura la possibilità di riuscire a formare un governo stabile. Il lunedì successivo alle urne è stato davvero un lunedì nero; soprattutto per il Pd, sconvolto da una sconfitta clamorosa, ma anche per i vincitori. Sebbene i risultati delle elezioni abbiano decretato la vittoria della coalizione di centro-destra, questa è nell’impossibilità di governare da sola a causa del mancato raggiungimento di una  maggioranza sia in Senato, sia nella Camera. Di fatto i veri vincitori politici in Italia sono stati la Lega al nord e il M5s al sud. Ha vinto quindi la cultura antisistema. Un cambiamento epocale, radicale; del quale, a dir la verità, si erano avuti chiari sentori già nel risultato del referendum del dicembre 2016 che, con la vittoria dei no, aveva bocciato il riformismo democrat. La credibilità del Pd è stata minata dalla autoreferenzialità della classe dirigente che si è dimostrata indifferente alle richieste e ai bisogni del popolo italiano. Numerosi sono stati gli errori commessi: con le aziende, con le banche, con gli immigrati. La poca trasparenza, la mancanza di lavoro e di benessere, le tasse  troppo alte, l’emergenza immigrazione e la carenza di sicurezza hanno spinto gli elettori a votare quelle forze politiche che, in campagna elettorale, hanno dimostrato una maggiore attenzione a questi temi, che si sono rese più disponibili ad ascoltare le richieste degli italiani. Il Pd, di fronte a questa “netta sconfitta”, non ha potuto far altro che prendere atto del suo fallimento, senza però evitare i veleni e le accuse tra le varie fazioni interne. Le dimissioni “fantasma” di Renzi, allo stesso tempo, hanno sollevato critiche e polemiche, hanno reso manifesta l’esistenza di una “regia occulta”, hanno reso ancor più evidenti le divisioni interne di un partito (preoccupato solo della propria sopravvivenza) che ha perso la sua prerogativa sociale, che non rassicura più, né protegge.  Di fatto la disgregazione del partito dei democrat è associabile al processo di dissoluzione della coesione sociale che sta toccando altri paesi in Europa (Austria, Spagna, Francia, la stessa Germania). Un processo che sta mettendo in crisi i riformismi di stampo classico e tutte le connessioni di sistema delle socialdemocrazie. La vittoria dei partiti antisistema, populisti, si inserisce in questo contesto. E’ però incontestabile che la vittoria del M5s e della Lega, di due culture antisistema  differenti e in opposizione tra loro (in campo economico, assistenziale, fiscale e giudiziale), rende assai difficile intuire come si possano conciliare i reciproci interessi in un “governo di protesta” senza  divergenze e contraddizioni.  La situazione non cambia se si valutano altre formazioni di governo. Da ogni parte si guardi, il risultato è sempre il medesimo: quello di alleanze, più che impossibili, non coerenti. Alla fine sarà forse riesumato Gentiloni, in un “governo del Presidente”…. così il partito che ha perso clamorosamente le elezioni tornerà a governare… almeno fino a quando non sarà varata una nuova legge elettorale e si potrà tornare nuovamente alle urne… in tempi non ancora contemplati. E’ ormai un classico italiano.

Barbara Soffici