UN TIMER VERSO LA FINE

Cosa c’entra il tempo con le nostre vite? Perché quella che riconosciamo come una convenzione condiziona così categoricamente il nostro incedere? Siamo davvero padroni del nostro tempo?

Il tempo è denaro, perdere tempo, chi ha tempo non aspetti tempo, ammazzare il tempo, tempi andati, bui, finiti, esatti. Cosa appartiene al presente e cosa no? Il presente esiste e in che forma? Se il tempo scorre sempre allo steso modo, come possiamo interpretare questa ossessiva necessità di misurare e definire il nostro spazio temporale?

Un timer proiettato sullo sfondo scandisce lo scorrere del tempo, una convenzione che attori e pubblico accettano sin dall’inizio. Due storie si intrecciano, non seguendo una linearità temporale. Un padre si accorge di come sia sua figlia a scandire i ritmi e i tempi del suo incedere. Un figlio davanti al padre morente si accorge di come il tempo a sua disposizione stia inesorabilmente terminando. Due attori quarantenni si trovano esattamente al centro, spinti da due poli, bambini da una parte che chiedono di poter vivere un’esistenza migliore, e sono fiduciosi perché davanti hanno tutto il tempo del mondo, chi invecchia e sta per spegnersi dall’altro che ti ricorda che non hai altro tempo, che l’attesa è terminata. Si è padri e si è figli, si è la sintesi del ciclo.

Il timer proiettato sullo sfondo inesorabile ci accompagna verso lo 00:00:00.

Le diverse storie e i diversi dialoghi, o le rappresentazioni (clownesche) delle definizioni temporali, sono costantemente interrotte dal suono di una sveglia, così come le immagini quotidiane, rappresentazioni delle nostre azioni con cui siamo soliti trascorre le nostre giornate. Il suono interrompe e ci ricorda che per tutto c’è un momento, c’è un tempo appunto, da sfruttare, uno spazio temporale da poterci e doverci prendere, come dicevano i greci, un Kairòs, ed è in quel Kairòs o momento opportuno che la nostra vita assume un significato e un valore, ed è li che dobbiamo agire perché non sappiamo mai quando la sveglia potrà suonare.

 

ÀP Teatro Via Contardo Ferrini, 83 – Roma

55 Minuti e 20 secondi – giovedì 8 febbraio 2018 – Ore 21.00

di e con

Valeriano Solfiti – Emiliano Valente

Aiuto Regia: Valerio Bucci

Disegno Luci: Dario Aggioli

una produzione Malalingua – Effetto Joule

ingresso libero a contribuzione volontaria

info: +39 335 169 1046

VIDEO DELLO SPETTACOLO: https://www.youtube.com/watch?v=saiNeNyxq5w