VANA RICERCA

di Maurizio Liverani

Ci spiace ammetterlo, ma è inevitabile registrare che i lineamenti infusi nei vari aspiranti alla carica di premier hanno, chi più chi meno, un senso di mediocrità. “Oggi anche il cretino è specializzato”, ci ricorda Ennio Flaiano. Il direttore del “Corriere della Sera” sentenzia che il leader che cerchiamo non c’è. Il povero Gentiloni si sarà offeso e sarà curioso di conoscere chi, per il direttore, è destinato a prendere il suo battello e calarlo in acqua. Si può consacrare rispetto carismatico a un tipo come l’attuale premier? Somiglia a un indovinatore dei problemi, ma non sarà mai una figura culto. Eppure, sentendolo parlare è tutt’altro che un uomo da poco; la sua immagine, però, suggerisce questa idea. Per il selezionatore il futuro capo del Governo deve esprime intelligenza, passione, valore, inseparabili dai suoi lineamenti; deve avere una grandezza innata. Prima di intraprendere una elezione, gli “indagatori” dovranno, dunque, decidersi a compiere qualche sondaggio preparatorio; allora scopriranno che è una necessità, seppure spiacevole, privarsi dei comizi di Matteo Salvini. Distinguibile dal branco della destra è, per ora, soltanto Silvio Berlusconi che sta agli altri come il torrente alpino sta al ruscello di pianura, spesso, però, resta a secco. Infatti il partito lo mette in mostra come un cavallo da parata. Con il suo fascino immediato e spontaneo è in grado di predisporci all’ottimismo anche seguendo il funerale della democrazia italiana. Alle capacità aggiunge svaghi di vasto raggio e giovanile amore della vita. A corto di sostituti, il partito si rifà, anche con una punta di snobismo evangelico, alla resurrezione di Lazzaro. Nell’universo dei notabili “in nuce” si atteggiano a demiurghi tipi come Matteo Renzi, ricco di slanci intellettuali, ma a capo di un partito interessato più alla moneta degli intrighi che ai tesori del Paese. E’ un leader giovane, ma scafato che non si farà bruciare nella graticola degli adoratori del vicolo cieco. Si guarda dal lasciarsi influenzare dalle circostanze “contrarie” della storia della nazione; ha un talento brusco e contratto, riflesso di un “io” che sa fare quanto occorre per riuscire gradito. Di fronte alle alternanze del capo dei FI si comporta come chi sia infastidito dal ronzio di una vespa alle orecchie. Nella cisterna della mente di Giorgia Meloni scorrono le vere correnti del pensiero politico moderno. Non si atteggia a fenomeno astrale; se fosse capo di Governo non darebbe decorazioni a chi ne sarebbe degno per evitargli di essere confuso con gente indegna di lei. Negli altri partiti, molti sfoggiano una sicurezza senza direzione né destinazione particolari, incarnando l’enigma della vecchia Dc. Pietro Grasso è uomo di sinistra, ma sembra un democristiano di una specie differente. Non sappiamo se a questa differenziazione tenga molto; è riuscito a insinuare di appartenere alla razza selezionata dei capi. Il partito si limita a farci credere che più di tutti comunica con i tempi; c’è il pericolo che giochi tecnicamente su una tastiera stonata. Anche se non ha nulla per soddisfare il mito del capo, Pier Luigi Bersani, in questo ruolo, ci sta con molto piacere. In Italia in cui tutto è visto di sghembo, può essere apprezzato per apparire come l’opposto di “colui che guida”. Ce ne sono altri sfiorati dal respiro della storia, ma, accortamente, si tengono nell’ombra. Ad esempio, Massimo D’Alema; se la sua immagine rifiorisse non sarebbe imbrattata dalle gaffe del passato, verrebbe guardato come un fenomeno da baraccone. Altri si trovano abbastanza “smart” restando, come si dice, in sonno. In conclusione, gli “indagatori” occulti dei futuri leader non sono ancora riusciti a scoprire la “magia” di un capo; proseguono sempre sulla stessa linea del culto dell’impersonalità.

Maurizio Liverani