VENEZIA: INIZIO INCORAGGIANTE

di Maurizio Liverani

I giornali non hanno il coraggio di riferire che il regista Guillermo Del Toro (foto), trionfatore al festival di Venezia con “The Shape of Water”, si è ispirato al “Teorema” di Pier Paolo Pasolini, premiato dall’Office Catholique International. Decisione deplorata dalle gerarchie ecclesiastiche perché il film di P.P.P. accosta sesso e sacro. Il regista messicano, come Pasolini, scandaglia il proprio abisso. L’orrido, sia per l’uno che per l’altro, è una via di liberazione, mette alle strette il desiderio, la fede vigorosa si ammanta di fetido; entrambi i registi sanno quale beneficio si può ricavare dal putrescente e dall’orrido. Queste sono le premesse di tutta l’opera di Emil Cioran. Dobbiamo riconoscere, amaramente, che la nostra inquietudine, che non osiamo confessare, è quella di illuderci che il neorealismo sia all’origine del cinema nuovo. Il suo potere di seduzione, sopraggiunto negli anni ’60, è cessato del tutto. Chi insiste nel porlo ai vertici è schiavo di un automatismo ideologico; una calamità che ci perseguita ancora oggi e ci induce a presentarci con pellicole che spacciamo per cultura, civiltà e progresso, mentre sono accidentali, inutili e malsane. Bisogna, come fa il regista messicano, concepire l’irrealtà, lasciarsene penetrare. Il risveglio dell’inconscio è l’incontro delle fantasie, anche le più perverse, che stiracchiate ideologie e fedi additano alla deplorazione. Le antiche prescrizioni, sopravviventi nel presente, vanno eluse perché risorga una cinematografia con autori liberi di scandagliare i propri abissi senza essere presi per degli ossessi o dei dementi. E’ indispensabile il divorzio del cinema dal controllo statale, diventato, da noi, intollerabile per la sopravvivenza della creatività. Le cinematografie cosiddette periferiche cominciano ad avere il monopolio dell’invenzione dando libero corso alle fantasie proibite. Questo vale per il cinema come per la cultura in generale che offrono saggi sottomessi al compromesso, alla pavidità e al riserbo. Le anime dei nostri autori, controllati dai vertici, non vibrano; si esprimono per massime e consigli. Di fronte al successo del film messicano proviamo il disappunto per questo livellamento burocratico, per questo recinto che soffoca e racchiude la libertà d’invenzione.

Maurizio Liverani