VILLA TRISTE

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

VILLA TRISTE

A Montecitorio il premier Conte somiglia a un contabile fiero di esserlo. Il suo vero scopo è di danneggiare Salvini il quale non vuol sentir parlare di destra e di sinistra. Da buon padano, il leader della Lega vuol porre fine a questa infausta contrapposizione; punta a un partito nazionale. Insomma, cerca di far capire che è giunta, per l’Italia, una fase nuova, mentre i fautori delle ideologie scorrazzano nei prati verdi dei conflitti inutili. Il premier Conte ha rivalutato villa Pamphili, fiore all’occhiello del governo italiano, radunandovi gli Stati generali. Così si è illuso di liberarsi dall’ansia che l’Italia stia cadendo nella trappola tesaci dalla Merkel, d’accordo con Macron, creando una  situazione da cui sarà difficile disincagliarsi. Il governo si è presentato con  l’ambizione di essere pilota dell’Europa. “Siamo ricchi”, ha fatto intendere il premier; lo siamo per qualità, dotati di una buona preparazione, soprattutto adatti all’Europa e perciò assai utili allo sviluppo di questa rinnovata entità. D’ora in poi i derelitti provenienti dall’Africa saranno distribuiti in maggior misura tra gli altri Paesi. Si tratta di pragmatismo, meglio, di cinismo. I problemi non si risolvono in questo modo, anzi, la formula Conte non va a vantaggio del nostro Paese. A villa Pamphili è sembrato leggere l’eutanasia dell’Unione Europea. Lo stesso Conte, dal congresso, non ne ha tratto popolarità. Solo pochi, in Italia, si allarmano o gioiscono di questa crescente indifferenza suscitata dal premier il quale si è dato un decoroso comportamento. Sono salite le grida dei teorici del disfacimento in atto. Si dovrebbe dedurre dall’esito di questo incontro che Roma è il centro di un mondo in via di decomposizione. Se con gli anni conosceremo putredine politica, risponderemo, al massimo, con una “ipocrita” indignazione. La norma è sempre la stessa: “nulla si crea nulla si distrugge”. Questi fallimenti, da noi, non fanno alcun scalpore, sono una semplice notizia. Solo chi vuole esasperare gli animi si inalbera con indignazione noiosa. Gli “indignati speciali” sono sempre all’avanguardia del lamento. Nessuno ha il coraggio di combattere questo lassismo europeista.
 
MAURIZIO LIVERANI