VIVA BELLOCCHIO MA… NON C’E’ DA STARE ALLEGRI

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI
 
VIVA BELLOCCHIO MA… NON C’E’ DA STARE ALLEGRI
E’ il momento di Marco Bellocchio che concorre all’Oscar con “Il traditore”. Questo revival ci riporta alla mente il bellissimo film “Buongiorno, notte” del 2003. Un film che mostra un carattere religioso nei sequestratori e carnefici di Aldo Moro. E’ una riflessione importante. Moro voleva consolidare il conciliarismo strisciante tra Dc e Pci aprendo le porte del sottogoverno, della televisione, dei grandi organi dell’informazione dove la sinistra si era installata abilmente. Nel 1971, “Vie nuove”, periodico del Pci, riportava con grande rilievo i rimproveri che Moro rivolgeva alla Dc: “Un partito che non intende imparare nulla dai fatti”, vittima di “una congiura della mediocrità e dell’incultura”. Nella stessa intervista l’illustre politico tesseva un elogio del Pci; un partito, questo, che “Ha dimostrato un notevole senso di responsabilità verso il Paese perché non ha giocato un ruolo di rottura, non ha mirato a riempire il vuoto tra le forze sociali e politiche con un’azione distruttiva”. Mai era stato rivolto un così alto “alleluia” al Pci. Moro aveva tutti i requisiti che i comunisti chiedevano a un presidente della Repubblica. “Rinascita”, la rivista ideologica di Botteghe Oscure, scriveva: “La garanzia che fin da questo momento poniamo in primo piano è quella dell’ispirazione coerente della volontà provata e ferma dell’antifascismo”. Con un sincronismo perfetto, Moro si uniformò alle richieste di Alessandro Natta, sostenendo che “Ormai esiste latente una destra tracotante e senza dubbio più potente di quella che risulta dai voti manifesti, mentre non esiste un reale pericolo a sinistra”. Se per guadagnarsi la massima carica dello Stato Aldo Moro denunciava le “manchevolezze” del suo partito esaltando le doti del Pci, vuol dire che si sentiva investito da un singolare complesso di superiorità nei confronti degli antichi tutori. Bellocchio insiste nel mostrare i congiurati nel fare il segno della croce prima dei pasti. Indice che questi terroristi – responsabili del famoso sequestro – appartenevano all’area cattolica, non lontani dagli integralisti islamici. Del film tutti hanno scritto un gran bene; molti sottolineavano l’estrema religiosità dei congiurati che rapirono e uccisero il leader democristiano. Il regista, nella psicologia dei terroristi, ha scoperto “dostoiescamente” il rapporto tra fede, sacrificio in nome della fede e santità interiore. Gli “eroi” fecondano la fede con l’azione violenta. Non c’è da stare allegri.
 
MAURIZIO LIVERANI