VOLA TRUMP, CADONO E SI RIALZANO LE BORSE

di Barbara Soffici

Hillary Clinton, indicata da tutti i sondaggi come la vincitrice, è stata superata da Donald. Trump è quindi il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti. La sfida tra i due candidati, entrambi impopolari, è stata senza esclusione di colpi. Secondo l’opinione di molti illustri analisti gli americani hanno votato Trump non perché credono realmente in lui, ma per impedire alla signora Clinton di ritornare alla Casa Bianca. Un voto di protesta, un voto che ha premiato chi è estraneo alla politica tradizionale, un voto verso il nuovo.  Il fatto che politici ed esperti non abbiano intuito il malcontento della “maggioranza silenziosa” indica chiaramente quanto la leadership dei partiti sia poco connessa con il popolo anche in America. Tanto da non riuscire a percepire l’evolversi  di un sentimento di recupero di quella “identità autentica del Paese”, appannata dalla presidenza di Obama che ha favorito, con le aperture sui diritti civili e la sanità, l’ “identità personale”. Ora tutti gli occhi sono puntati su quello che accadrà: la vittoria di Trump potrebbe davvero trasformarsi in una “Brexit all’ennesima potenza” come promesso dal neo presidente alla vigilia del voto. Se in America è già avvenuto un cambiamento con il rinvigorimento del partito repubblicano, l’elezione di Trump rompe di fatto quel governo di continuità con il mandato Obama che intendeva mettere in atto la Clinton. Si va infatti verso un programma opposto per quanto riguarda l’economia (con un maggior protezionismo e sgravio fiscale), l’immigrazione (con una stretta sui visti – permessi lavoro e una chiusura dei confini), i diritti civili e la sanità (intransigenza verso l’aborto e ritorno alla sanità regolata dal mercato) ma anche per quanto riguarda la politica estera.  Trump ha infatti ribadito spesso l’amicizia con Israele, ma ha anche aperto alla Russia, sminuendo la Nato e gli interventi armati in Ucraina e in medio Oriente (che ha dichiarato voler limitare). E’ prevalsa dunque la cultura della chiusura che rimette in discussione tutte le relazioni diplomatiche e commerciali con l’estero. Per questo i mercati, che speravano nella vittoria di Hillary Clinton, hanno subito, alla notizia della vittoria del candidato repubblicano, gravi perdite; poi riguadagnate dopo il discorso accomodante, a “toni smorzati” del nuovo inquilino della Casa Bianca. Per l’Europa, comunque vada, si apre una nuova stagione.

Barbara Soffici