FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

L’ORRORE DELLA GLORIA

Per sottrarsi alle guerriglie da lavandaie, Giuseppe Conte (già santificato dall’Europa, ma soprattutto da Trump) si è confermato premier con la premessa di non voler rappresentare alcun partito ma solo gli interessi del Paese. Fa la figura del lottatore, garbato, che primeggia con ghigno di giubilo nell’atto di tenere l’avversario immobilizzato al suolo mentre questi batte gran colpi per terra a indicare la sconfitta. E’ quella che i lottatori chiamano una “presa”. Gli avversari sono così rientrati a  leader appartenenti al rango degli inconcludenti. Tutti devono prendere atto della realtà che cambia. Grazie alla decrepitezza della politica attuale, si presenta come un modello. Chi l’avrebbe mai pensato.

Matteo Salvini continua a polemizzare; è ancora anti-Conte con il quale accentua le divergenze di pensiero. Nascono incertezze nella destra che facilitano l’ironia sulle sue presunzioni. Sa che l’Italia ha un’endemica incapacità di essere una nazione unita. In pochi giorni il prestigio di Salvini si è afflosciato come un pneumatico bucato. C’è ancora tempo per rinsavire, non soltanto in nome della stabilità ma, soprattutto, in nome dell’intelligenza.

Il fumo errante del sinistrismo cerca di mantenere il posto al sole che ha trovato in Italia. Zingaretti, però, da segretario del Pd ha il buongusto di decretare apertamente la fine delle ideologie; il suo è un modo di presentarsi come un innovatore. E’ arrivato a mettersi alla testa dell’antipolitica.

La grande conflittualità politica ha fatto perdere punti a Matteo Renzi. Per sua fortuna, il segretario di Italia viva non ha bisogno di dare ascolto alle proposte che gli vengono fatte per “rassodare” la sua posizione. Non ricordare mai il passato gli consente di sopravvivere alla distruzione della scuola bersaniana. Non deve stillarsi la mente per capire che cosa bisogna fare tra l’”allora” e l’”adesso” per risolvere certe grosse incognite.

Silvio Berlusconi si è reso conto che Matteo Salvini non è che un “girino”, un demonietto cespuglioso che cerca invano un alleato tra i secessionisti d’Europa. Ce ne sono? Berlusconi, sembra paradossale dirlo, è il presidente di tutti, come dire che non lo è di nessuno. Per molti italiani è quasi un’apparizione divina che sfiora appena la terra. 
 
MAURIZIO LIVERANI