CI MANCA LA FALLACI

di Maurizio Liverani

L’orrore scatenato dall’anarchismo contemporaneo esigerebbe di essere commentato da una grande scrittrice e giornalista come Oriana Fallaci. Quando le Due Torri vennero abbattute a New York Oriana vide la scena in diretta; da quel giorno la sua disperazione assoluta la indusse a non volersi nemmeno piĂą esprimere. Avendo tutto previsto nel momento in cui la malattia, in lei, era piĂą acuta voleva chiudersi nel silenzio del nulla. Da tempo a New York, costretta in casa da questo grave male, le guerre le vedeva come noi in televisione. Quella scatenata da Osama Bin Laden le è arrivata sotto casa. L’abbattimento delle Torri ha rimesso la sua macchina in movimento; si è riaccesa la caldaia di napoleonide del giornalismo. Scrive un reportage che fa clamore, raccolto e sviluppato nel libro “La rabbia e l’orgoglio”. LĂ  nella casa al cospetto delle Due Torri intatte non si divertiva piĂą, qualcosa si era guastato dentro. L’impressione che non avvenisse piĂą nulla, effetto dell’inflazione di avvenimenti diffusi in tempo reale. Aveva sospeso al sua penna. Sembrava, a lei come a noi, che il connotato del futuro fosse la solita zuppa per guerre che non destano piĂą alcuna infatuazione. La Fallaci ha avuto dentro di sĂ© un’infinitĂ  di idee; perchĂ© producessero una “grande opera” occorreva un grande avvenimento. La devastazione nel bel mezzo di Bruxelles per questa Hemingway in gonnella sarebbe stata come l’aprirsi di un grande spettacolo. In questo quadro avrebbe potuto esprimere tutto il suo disgusto per la viltĂ  e le idiozie politiche. E’ per questa ragione che la ricordiamo; di questi eventi tragici ci manca il suo commento, la sua illuminazione letteraria. PerchĂ© la vita per Oriana Fallaci non è nient’altro che una manifestazione di guerra. In questa guerra lo stile è la difesa estrema, e probabilmente l’unica. Temperamento romantico, impetuoso e profondamente deluso, avrebbe lanciato le sue banderillas  contro i salotti politici e letterari in cui si cela il groviglio di questo imbarbarimento. Si definiva un “soldato”. La vita era, per lei, uno scontro tra chi ha coraggio e chi ha paura; e di coraggio e di paura sarĂ  sempre piĂą piena poichĂ© la guerra proseguirĂ  con l’imbruttimento del globo. Con la devozione -diceva- alle stesse ideologie nate allo scopo di non aver alcun significato.

Maurizio Liverani