AL CROCEVIA DI SE STESSO

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI
 
AL CROCEVIA DI SE STESSO

E’ in corso una divergenza tra Matteo Renzi e il premier Conte. Al primo va riconosciuto che è dotato di fiuto. Quand’era sindaco di Firenze gli è stato facile porsi tra gli eredi di La Pira; dell’illustre progenitore fa gran sfoggio di un formulario un po’ vacuo che lascia, però, credere di essere farcito di idee profonde. Grattate un “lapiriano” e troverete un educato uomo di sinistra. Sotto apparenze miti e oneste si cela una persona capace di qualunque eccesso, pronta a rivelarsi quale è. Per guadagnarsi prestigio, Renzi non si è offerto a disinvolte operazioni di collateralismo con altri leader, in armonia con quell’aria di irriverenza che viene tradizionalmente attribuita ai cavalli irrequieti e ai purosangue. Questa non appartenenza ad alcuna corrente è una trovata niente affatto originale, ma utile in questo momento in cui si attende una ideazione politica con la quale ottenere una particolare investitura: un uomo solo al comando con tanti scudieri che vogliono il nuovo a tutti i costi. Un nuovo senza alcun ascendente, senza richiami retorici e ideologici. Gli si oppone il premier Conte che non vuol disfare questa farraginosa composizione dove tutto è fatto in vista della conservazione del governo presente. Il terrore, in questa fase piena di incognite, è la chiamata alle urne, soprattutto per una formazione che perde quotidianamente iscritti e vede nascere movimenti irriguardosi. Renzi è riuscito a offuscare i tentativi per risorgere fatti dagli avversari che ha ridotto a ragazzotti senza arte né parte. Vuole partorire soltanto lui le grandi aperture, le ardue iniziazioni senza combinazioni e condomini. Il premierato di Conte testimonia che un “caudillo”  può nascere da una stanca e debole, falsa democrazia in cui ci si sbarazza delle personalità di valore che non sono supportate dalle mafie politiche. Per gallonarsi da indipendente, Renzi non si è spostato dal proprio versante. Viviamo in un’epoca in cui nessun ideale tiranneggia i partiti; la carriera e il guadagno, tra i politici come tra i religiosi, scusano tutto, dispensano da tutto e, segnatamente, dalla coerenza.

 MAURIZIO LIVERANI