AL PALLADIUM LA PAZZIA DEI COMICI GELOSI

Quando Gerardo Guccini ci ha rivolto l’invito a creare questo spettacolo, abbiamo accolto la proposta con un grande entusiasmo ma anche con una punta di profondo timore. L’idea di “rievocare” sulle tavole di un palcoscenico due personaggi mitici nella storia del teatro come Isabella e Francesco Andreini ci è parsa un’occasione importante e necessaria per riflettere sulle radici stesse dell’arte dell’attore, sul senso più profondo della nostra professione, sul fascino e sulla forza misteriosi di un ‘mestiere’ che si tramanda nei secoli nonostante il suo carattere effimero.

Le notizie biografiche su Isabella e Francesco sono scarne ed è difficile ricostruire con esattezza cosa e come recitassero, nonostante l’ampia mole di scritti tramandataci dal meticoloso lavoro di raccolta di Francesco dopo la morte improvvisa e prematura della moglie a Lione durante il viaggio di ritorno da una tournèe in Francia.
La descrizione ammirata dei testimoni della famosa “Pazzia di Isabella” ci consentono uno squarcio di immaginazione sulla forza scenica ipnotica di questa attrice “cittadina del  mondo” che seppe essere innovativa e rivoluzionaria,  pur nel pieno rispetto della grande tradizione degli Attori dell’Arte del suo tempo. La raccolta delle oltre cento “Bravure” del Capitano Spavento di Vall’Inferna ci offrono uno stimolo per immaginare lo stile irresistibile di un attore che, piuttosto che al ruolo nobile dell’Innamorato, preferì legarsi ad un personaggio rodomontico ed ingombrante, in netto contrasto con il toccante ritratto umano che ci restituisce la sua volontà di eternazione della memoria dopo la scomparsa di Isabella.
Così, accanto alla decantata perizia di attori – in un tempo in cui il confine tra artista e ciarlatano era sottile – quello che più ci affascina degli Andreini è il senso profondamente metateatrale del loro operare, la geniale strategia attuata per ottenere quella stima e quel rispetto sociale dovuti ad una categoria di Artisti. Il vero sforzo di Isabella non è tanto quello di conseguire un trionfo scenico al quale sembra destinata da un talento naturale quanto quello di oscurare l’aspetto ‘meretricio’ della professione di attrice attraverso la costruzione di una immagine pubblica “virtuosa ed onorata” – sposa e madre esemplare, dotta letterata e celebrata poetessa accademica, donna degna dell’amicizia e della stima dei nobili e dei potenti – e di superare così il limite dell’effimero teatrale per conquistare gloria e fama imperiture.
…di tentar fama io mai non sarò stanca perché il mio nome invido oblìo non copra…
E se da un lato è difficile ricostruire i gesti, ritrovare le parole, lo stile e i modi della loro recitazione, dall’altro è affascinante immaginare che dai fiumi di inchiostro scritti dagli Andreini e sugli Andreini, riappaiano le loro ombre, le loro sagome, in maschera o a volto nudo, per raccontarci ancora la loro storia, la fortunosa vita e le passioni, i viaggi trionfali e faticosi di un’epoca d’oro del Teatro, e per ricordarci che ”i morti son quelli che fan parlare i vivi”… (Elena Bucci e Marco Sgrosso)

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TEATRO PALLADIUM

Venerdi 10 febbraio – ore 21,00
LA PAZZIA DI ISABELLA
Vita e morte dei Comici Gelosi

Con Elena Bucci 
(vincitrice del premio Eleonora Duse 2016 e del Premio Ubu 2016)
e Marco Sgrosso
testo, interpretazione e regia Elena Bucci e Marco Sgrosso
consulenza alla drammaturgia Gerardo Guccini
maschere Stefano Perocco di Meduna
tecnico luci e suono Roberto Passuti
Teatro Palladium-Università Roma Tre
Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma