ALLARME. AIUTIAMOCI

di Maurizio Liverani

La reazione virulenta dei giovani alla elezione di Donald Trump non ha il sapore di una semplice protesta ma di un’autentica sollevazione. I tempi sono cambiati, gli Stati Uniti non possono cavarsela con un “fair play” stendendo un velo di silenzio sui misfatti di questi ultimi anni. Dopo l’abbattimento delle due torri, è maturato un odio sempre più profondo negli americani di colore contro quelli che, abusivamente, parlano di convivenza secondo i principi di un frainteso liberalismo. Per attenuare questo conflitto, ancora in atto, era stato eletto come presidente il democratico Barack Obama. L’intento era di dimostrare che la comunità statunitense fosse incline a por fine a scontri razziali di ogni tipo. Dall’undici settembre, i nemici degli Usa muovevano le loro azioni ostili da impenetrabili rifugi. Dall’aspetto politico ne traspare un altro psicologico, lumeggiante conflitti di coscienza. Scomparve grado a grado l’euforica atmosfera nazionale. Molti afroamericani si convinsero di aver combattuto, anche nell’ultimo conflitto, per una causa che non appartiene loro. Sono milioni quelli che non hanno imparato nulla dagli orrori delle guerre; anche quelli che combattevano tra i drappelli dei riservisti si resero conto che guerreggiavano nelle retrovie per una causa che non era la loro. Se ci sforziamo, almeno senza acrimonia, di mettere in chiaro il quadro storico di quel tempo, vengono spiegati silenzi e vuoti. Domanda: non si sono accorti allora ma hanno capito oggi che il loro atto avrebbe prodotto persecuzioni, inasprito crudeltà, nuove forme di odio? Lo sapevano eccome! Le strade melmose di una finta democrazia prevedevano quegli atti in vista della strategia del “dopo”; uno scenario su cui trasferire nuovamente l’odio razziale, elevato a regola con uno scontro cruento. Gli attentatori possono approfittare di queste elezioni, forse falsate, assolvendo un incarico raro. Se analizziamo bene i fatti si scopre e si riconosce un compito affrontato con competenza e tempismo: il compito di rendere più agevole la “strategia dell’odio”, impancatasi e sopravvissuta sino a oggi. Per riprendere un neologismo caro a Raymond Aron, l’odio rifiorisce “nell’ideologia della sinistra”; una forma di egemonia sulle menti più ostinata del totalitarismo. Anche penne “illustri” subiscono il ricatto; accordano il “fair play” alla sinistra nel timore di fare il gioco della destra.

Maurizio Liverani