AMICI-NEMICI

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI
 
AMICI-NEMICI
Il filosofo polacco Kolakoski ha scritto che, per non “esplodere”, destra e sinistra si sostengono a vicenda con la loro reciproca ostilità. I nostri partiti sono andati oltre, hanno abbattuto tutte le bandiere e hanno dato vita a una colossale collaborazione. Diceva la compianta Margherita Hack: “…non mi convincono i duellanti al punto che non voterei per nessuno di loro”. Sono stati per primi i comunisti a introdurre questa distinzione – destra e sinistra – perché hanno sempre mirato a ridurre un autore, un intellettuale a ruolo di educatore e a utilizzare celebrità per fini di parte. Il Pci, ora Pd, ha largamente profittato di scrittori e registi per ragioni puramente decorative ed esteriori; dando a credere di essere un concentrato di energia intellettuale. Ha chiesto agli intellettuali di trasformarsi in tribuni, classificando di “destra” quelli che oppongono un rifiuto a un impegno politico troppo meccanico. Il Pd, come un tempo il Pci, si attiene sempre a Gramsci il quale, per l’Italia, ha elaborato un comunismo di tipo culturale e snobistico: l’egemonia sulle classi colte e sui personaggi più in vista, con emarginazione morale per chi dissente e si oppone. L’impegno a senso unico si è rivelato, con il tempo, una sorta di alienazione. Soltanto le mezze tacche cadono nella trappola e si appassionano agli “aut aut” della politica, enfatizzati dai mass media. Per guadagnarsi il video o il titolo di un giornale basta far capire che si ha simpatie per questa fantomatica sinistra. Come Naiadi agli spruzzi della fontana Esedra, il “bocciato” Ignazio Marino, portato dalla sinistra, si era offerto, quand’era sindaco di Roma, agli insulti della stessa sinistra con masochistico orgoglio. Dal Vaticano non gli è mai arrivata la benedizione; su questo favore avrebbe potuto edificare un’ideologia da “agnus dei” che potremmo definire “miracolismo”, in gran voga dopo la santificazione di padre Pio. Marino non ha più tempo di meditare sui mali della Capitale (lo hanno cacciato) e sulle medicine più adatte per curarli. Si è lambiccato il cervello per “durare”; con una casta effusione di riconoscente ostilità, il Pd lo ha giubilato. Roma non era la terra promessa per le sue ambizioni. Quando morirà, sarà rimpianto.
MAURIZIO LIVERANI

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GLI AFORISMI DI OGGI:
Chi si preoccupa del futuro degli operai incontra sempre il vituperio degli uomini politici.
Più della metà degli italiani non si riconosce in una vita intrisa soltanto di odio.
Se le azioni andranno a grandi vele, il governo conoscerà larghe intese.
I capi dei sindacati ci appaiono delle testoline, protozoi privi di esistenza individuale.
La rivoluzione è impossibile perché nessuno la vuole, né può farla nella pratica sconfessata anche nella teoria.
MAURIZIO LIVERANI 

(Aforismi dai libri “SORDI RACCONTA ALBERTO”, “IL REGISTA RISCHIA IL POSTO”, “AFORISMI SOSPETTI” e “LASSU’ SULLE MONTAGNE CON IL PRINCIPE DI GALLES” di Maurizio Liverani)