ASSOPITI DI SINISTRA

di Maurizio Liverani

In assenza di personalità di rilievo, quelle con il piglio autorevole, i partiti hanno concordato di affidare le loro fortune nelle prossime elezioni a delle dichiarate “facce toste”. Quando una democrazia è alle corde, le mezze tacche hanno finalmente la possibilità di presentarsi al proscenio del potere. Il candidato della nuova sinistra in rotta con il Pd è il presidente del Senato, Pietro Grasso, che presentandosi per la prima volta in qualità di leader se ne è uscito con una vocina fioca affermando che bisogna aiutare i poveri. La sua demagogia promette benessere ai devoti della causa e miseria ai nemici. Con queste banali affermazioni non poteva acquistare, agli occhi dei devoti, nulla di totemico. Tutto non fa che rendere amaramente consapevole che la sinistra nelle sue varie forme non sia più in grado di proporre figure illustri. I contrasti insanabili che dividono i segmenti della sinistra sembrano difficili da dissolversi. Al punto che Massimo D’Alema, con quell’aria da “milite ignoto”, si è  convinto che il suo apporto irradi su questa formazione un senso di superiorità. Si presenta come il custode dei supremi valori dell’intelligenza. Con lui, soltanto con lui, quel che resta del comunismo può produrre un ceto egemonico. Stando alle tante effusioni di odio, molti compagni illustri si sono appartati ponendosi nel gruppo di quelli che vengono definiti “gli assopiti di sinistra”, cioè coloro che hanno soddisfatto la vanità e l’ambizione, ma sfuggono alla “routine” di partito. Si riforniscono di storielle, si concedono al pettegolezzo, alla “crapula” delicata della voluttuosa maldicenza. E’ gente che si è accorta ormai che il mondo degli umani è affidato al caso. Il caso vuole che i comunisti liberal come Caldarola siano i più dotati per condurre la politica di una sinistra riformista. Con lucidità, Giuseppe Caldarola, per anni direttore dell’”Unità”, scrisse tempo fa al “Corriere della Sera” una lunga lettera nella quale tra l’altro diceva: “Il clima a sinistra è diventato pesante per responsabilità di personaggi che dicono cose di sinistra, ma non hanno mai fatto cose di sinistra e per la sinistra e i lavoratori”. In quegli anni l’opinione della sinistra, grazie alle azioni “sciagurate” di facinorosi, riconobbe in Piero Fassino il vero leader dell’Ulivo. Il lanternuto leader è sempre stato additato come il pilone d’ormeggio del centrosinistra. Tutti gli altri somigliano a quelle cose inanimate di cui parla Theodore Russeau: “Fanno pensare ma non pensano”. Intanto nelle sue fantasticherie, Pietro Grasso si vede già dittatore; per ora se ne discorre come di un bravo burocrate, alzando un po’ le spalle.

Maurizio Liverani