BENETTON RINGRAZIA

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

BENETTON RINGRAZIA

 

L’originalità della politica italiana deriva dalla constatazione che il capitalismo ha il senso dello humour al punto da far tutelare i propri interessi dalla sinistra. Recentissimo il caso Benetton che, “estromesso” dal controllo delle autostrade, ha fruito di un rialzo in Borsa sbalorditivo. La sinistra ha individuato nella nuova conduzione lo strumento idoneo per allargare l’area della sua egemonia. Dallo spirito di rinuncia dei partiti avversi, gli egemoni hanno tratto la convinzione che sia facile appropriarsi di tutte le poltrone, dal sottogoverno alla Rai, ai grandi organi di informazione. Le divisioni politiche sopravvivono grazie alla separazione tra destra e sinistra dei banchi al Parlamento che il filosofo polacco Kolakoski così definisce: “Sinistra e destra si sostengono a vicenda con la loro reciproca ostilità”. La “coscienza critica” viene omerizzata dalla stampa per difendere questa “normalizzazione” equivalente a una dittatura camuffata, esagerando pericoli di frantumazione dell’unità nazionale. Gli industriali credono così poco in questa unità da aver trasferito le loro fabbriche all’estero. I loro boss costituiscono l’ossatura del Paese sminuendo quella dei piccoli imprenditori. Quelli che tanto odiava Lenin perché capaci di infrangere le alleanze dei comunisti con il grande capitale. E’ facile intuire come, con questa “normalizzazione”, i progressivi siano riusciti a monopolizzare anche cinema, teatro, televisione e premi letterari. La cloaca di Scandalusia è aperta a Roma sin dal tempo del sindaco Rebecchini e dei palazzinari “calce e martello”; quando Ennio Flaiano scriveva: “L’Italia è il paese che ha il maggior numero di miliardari rivoluzionari”. Nel “Sommario di decomposizione” Emil Cioran dedica un capitoletto alla “difesa” della corruzione. Scrive: “I disastri delle epoche corrotte sono meno gravi dei flagelli causati dalle epoche di fanatismo; il fango è più piacevole del sangue; e c’è più dolcezza nel vizio che nella virtù, più umanità nella depravazione che nel rigorismo … gli opportunisti hanno salvato i popoli, gli eroi li hanno rovinati”. Per noi italiani tutto ciò non è una rivelazione perché nella difesa del malgoverno siamo maestri sin dalla proclamazione dell’Unità d’Italia. Non è un buon insegnamento; è il trionfo del cinismo questo sentirsi contemporaneamente, magari a giorni alterni, virtuosi e corrotti. Perché indignarsi dello scandalo della Banca romana che coinvolse Giovanni Giolitti e il ministro degli Esteri Crispi? Perché gettare fango su chi, dissanguando le casse dello Stato, ha voluto costruire l’aeroporto di Fiumicino su di una palude? Perché costruire periferie così desolanti? Si può sperare in un avvenire migliore in quartieri dove sono stipati e nutriti rissosi migranti? L’”Osservatore romano” a commento delle dimissioni di Ignazio Marino aveva scritto: “Lascia solo macerie”; con un po’ di autoironia avrebbe potuto aggiungere: “ha proseguito l’opera iniziata da noi”.
 
 MAURIZIO LIVERANI