BENTORNATA BARBARA

di Maurizio Liverani

I titoli di certi politici salgono e scendono nella scala dei valori senza che venga resa nota la ragione della bocciatura o della promozione. Per chi si affida al giudizio personale e non politico la riapparizione di Barbara Palombelli in televisione è un incentivo a non demordere dal principio, invalso in Italia da tempo, che chi vale sale e chi non vale scende. La bocciatura dipende da congiure di colleghi invidiosi. Un bravo professionista può trovare un ancoraggio  definitivo se vince le resistenze nate, appunto, dall’invidia e dal rancore. Francesco Rutelli, ad esempio, non è rimasto sindaco di Roma perché non ha trovato i giusti ormeggi nei colleghi che hanno accolto la sua carica a primo cittadino come una “calamità” personale. C’è chi ha visto nella sua operosità intrallazzi e chi lo ha accusato di far troppo uso dei rapporti con una certa stampa. Barbara Palombelli ha subito il contraccolpo di questa ostilità sotterranea verso il marito, capace e intraprendente, espressione di un’esigenza di correttezza in una città che in quell’Anno Santo fu battezzata “Giubileopoli”. Titolo spregiativo tirato in ballo proprio nel tentativo, vano, di nuocere al sindaco il quale aveva il torto, agli occhi di questi denigratori, di essere il consorte di una bravissima giornalista e scrittrice che, finalmente, abbiamo rivisto in video trattata al pari di altre che hanno potuto occupare lo schermo grazie a protezioni partitiche. La Capitale dà prestigio con il contagocce e soltanto per capriccio del partito egemone. Non si poteva trascurare una delle più brave professioniste anche nella carta stampata,  capace di discostarsi dai canoni prescritti che cadono dall’alto. La Palombelli è una conduttrice che lascia tranquillo lo spettatore adeguandosi con correttezza ed eleganza al compito affidatole; non fa nulla per restaurare il suo status di giornalista problematica. Non ha l’ambizione di allargare il raggio del suo esibizionismo; non diventa mai aspra o nervosa. Non cerca consonanze “à la page”, ma si comporta da democratica con tendenza a cercare radici in ogni direzione. C’è stato subito chi ha cercato di deprimerla; gente che si avvantaggia lucrando sul divismo giornalistico, che si crede intelligente, ma è soltanto furba. La Palombelli non appartiene alla genia degli idolatri degli appoggi politici. Non cerca di ritagliarsi uno strapuntino tra le giornaliste chiuse nel guscio della propria prosopopea. In un mondo che dà la fama soltanto a chi si giova di supporti, ha espugnato da sola la simpatia dei telespettatori. L’attendono improperi, insolenze da chi l’ha vista rientrare improvvisamene per meriti personali tra i talenti del video.

Maurizio Liverani