CALVINO OSTILE AL GATTOPARDO

di Maurizio Liverani

La sinistra che si era illusa di aver addomesticato gli scrittori se li è trovati improvvisamente contro. Elio Vittorini rivendicò, per gli uomini di cultura, il diritto di non essere il “piffero” di una ideologia. L’autore di “Conversazioni in Sicilia” si rifiutò alla condizione di essere un semplice pastore del pascolo elettorale di un partito. Esigeva piena autonomia, mentre Italo Calvino accettò di essere “suddito” descrivendo l’autore di “1984” e della “Fattoria degli animali”, George Orwell, un “libellista di second’ordine”. Ci sono voluti anni perché un giornalista illustre, Pierluigi Battista, recensendo il libro “La vittoria di Orwell” (Scheiwiller Editore), riconoscesse che Calvino era uno scrittore sopravvalutato. Va detto che Calvino cercò strenuamente di impedire la pubblicazione del “Gattopardo”; trovò alleato Vittorini, ma nemico Giorgio Bassani che alla fine riuscì a spuntarla. Il rapporto con gli scrittori è riassunto dallo scomparso Sebastiano Vassalli in questo modo: “La categoria, quasi inesistente, di liberi scrittori è sempre inaffidabile e invisa ai politici di tutti i partiti”.  In particolare a quelli che preferiscono annettersi, oltre al cinema, qualche “sganzetto” della canzonetta. Finché sono serviti a dare lustro alla propria fazione, questi partiti hanno profittato largamente di scrittori e di registi per ragioni puramente decorative ed esteriori, per illudersi di essere concentrati di energie intellettuali. Un vero scrittore come Gesualdo Bufalino ha lasciato scritto: “annoiato più che mai dalla risaputa commedia della vita”; è stato ignorato. Al suo funerale, a Comiso, non ha presenziato alcuna autorità. Bufalino non era un “libriere”, cioè uno scrittore che sta perennemente al crocicchio dei premi letterari. Soltanto l’idea di dare lustro a un autore “contro” ha fatto “precipitare nel panico” la politica. L’ostilità si manifesta anche evitando i funerali. Non è accaduto così anche a Pier Paolo Pasolini? Ci sarebbe da piangere, ma il ridicolo è il solo “valore” che esista in Italia.

Maurizio Liverani