CAMMINIAMO SU UNA LAMA


– di MAURIZIO LIVERANI

  • La conclusione sembrava essere una sola: la nascita della non-politica, dell’antipolitica nella speranza che sarebbe nata una nuova classe dirigente. Quello che ha portato a questa convinzione non era qualunquismo, ma era soltanto materia marcia che odora male. L’idea di patria si è venuta corrompendo negli anni sino ad approdare all’attuale crisi. Il tapis-roulante, di anno in anno, continuava a scivolare sotto i nostri piedi accompagnato dalla paura che l’odor funerario, promanando dalle aule del potere, dovesse, questo era il rammarico, portare alla diserzione del voto. Se andiamo a ben guardare, masse di elettori si convinsero che non valeva più la pena di votare il rosso o il nero; due dogmi sorretti dalla megalomania del grande capitale. C’è voluto molto tempo perché il non-voto dimostrasse grandissima fiducia negli italiani. La grande sicurezza della sinistra ha giocato d’azzardo, convinta di avere quasi il monopolio dell’elettorato. Questa grande sicurezza si è dimostrata un boomerang: la politica è priva di interesse; non giova al Paese e arreca continue amarezze per consentire alla sinistra di riorganizzare in senso marxista una ripresa. L’errore si è svelato di colpo. Il gran numero dei non votanti ha voltato le spalle non a questo o a quel partito, ma, per un accordo spontaneo, si è coalizzato facendo un grossolano scherzo alla sinistra, ormai convinta di essere padrona del campo. Uno sgambetto fatto per dispetto o per uscire dalla cloaca della noia di votare contro chi ci ha governato male per anni. Come un tempo cantava Rascel, “adesso viene il bello”, per dimostrare la loro contrarietà, gli italiani sono andati alle urne refrattari al regime conciliare, aspramente critici verso la sinistra in generale, sorretti da un salutare rancore, convinti, ormai definitivamente, che il regime dei partiti nuoce al Paese. Chi per anni ha obbedito ai diktat dei partiti al potere, ha dato spazio al risentimento. Chi ascoltava i propagandisti del video non si lasciava più turbare, il livello delle discussioni diventava sempre più basso, le emittenti screditate. Obbedendo al buonsenso, sposando la tesi di Emil Cioran “l’inconveniente di essere nati”, alle urne i cittadini sono andati con il loro non voto. Ora, e chissà per quanto tempo, l’Italia è precipitata nel masochismo, riuscendole difficile trovare l’importante fattore della pubblica moralità. Si ha ancora un po’ di fiducia nell’uomo che siede al vertice del Colle, visto da alcuni come un santo protettore. Dopo l’anti- politica, dopo l’anti-partito si avvicina il momento dell’eliminazione della democrazia? Ci tornano in mente le parole di papa Francesco: “Andate controcorrente, non accettate i valori avariati”, parole criticate dalla grande stampa. Intanto la Curia prepara nuovi governanti e questo è bastato ad alcuni servitorelli per arricchire la collezione di democratiche dichiarazioni di Santa Romana Chiesa.

MAURIZIO LIVERANI