CAMPIONI? …SI, MA D’IMPRUDENZA

  • di MAURIZIO LIVERANI 
  • “E’ meno male non aver leggi – ha lasciato scritto Ugo Foscolo – che vederle violate ogni giorno”. Questo assioma ci è venuto in mente meditando sulla condotta del governo sospinto a fatica sulle strade impervie dell’Unione Europea. Giuseppe Conte si aggira per l’Europa con un’aria ilare, ma non riesce a nascondere di essere condannato a recitare la parte di capopopolo. E’ consapevole che, bene che vada, sarà presto una cipolla bollita. Luigi Di Maio corre la cavallina di un grande avvenire; un modo di rafforzare il super ego. Ostenta docilità nei confronti di Matteo Salvini, innalzando così il suo prestigio al disastro completo rimproverando ora l’uno ora l’altro. In cambio dei saluti rivolti ai gruppuscoli di sostenitori è risparmiato dalle peggiori brutalità di chi non lo stima minimamente. Risponde a tutte le domande; segno che conosce soltanto parte di alcune risposte. Vuol far intendere che ha uno stretto rapporto tra il progresso tecnico-economico e quello della libertà d’informazione. Si comporta come un dandy. La sua strategia consiste nell’inalberare la bandiera del populismo contro la corruzione, come chi abbia un consistente conto in banca nella confederazione elvetica. Ci soffermiamo sul profilo dei tre dell’apocalisse perché non hanno ancora raggiunto la capacità di darsi un segno distintivo. Lo standard di Di Maio è di tipo estetico, non sa manovrare la leva istrionica. E’ un poco disperato perché non riesce a darsi la configurazione di un capo; questa si raggiunge, prevalentemente, dandosi l’aria un po’ furiosa di rinnovatore del mondo. Con quell’aria di “cucciolo” è venuto, volendo smentire lo stile “gavetta”, ai ferri corti con alcuni colleghi che lo valutano il grado modesto dell’adattamento, esempio vivente e trionfante del valore della mediocrità. Salvini è convinto di non avere come esistenza politica il valore del pigmeo; è sicuro di aver afferrato al volo il suo momento. Da qualche giorno, però, è sfiorato dal sospetto di aver bisogno di alleanze senza le quali il suo momento potrebbe passare presto. Cerca di liberarsi, con una certa grinta, di ogni incertezza. E’ possibile che abbia capito come lo stalinismo abbia insegnato un metodo agli eredi più avveduti e si attenda proprio da loro la “mancia”, ignorando che gli ex, per tornare in vetta, sono costretti ad atteggiarsi a mansueti, di sopravvivere in forme più aggiornate, più ingannevoli e subdole. Il leader della Lega pensa a un governo stabile in attesa che l’egemonia degli altri si attenui ulteriormente; non è cosciente del pericolo. Se continua così rischia di avvizzire in boccio. Per ora il ritratto dei tre volge al “peggio”; gli imprenditori lesinano la loro fiducia.

MAURIZIO LIVERANI