CARLO RICCARDI, FOTOREPORTER

CARLO RICCARDI, FOTOREPORTER
Nella notte del 13 dicembre è venuto a mancare il grande fotografo Carlo Riccardi. Novantasei anni, da settimane ricoverato in una clinica romana, ci lascia uno dei più grandi testimoni dello scorso secolo, che con il suo lavoro e la sua perseveranza ha permesso una ricostruzione fedele del secondo dopoguerra italiano sulla traccia del suo immenso archivio fotografico.
In questo archivio (www.archivioriccardi.it), che la Soprintendenza Archivistica del Lazio stima sia composta da oltre tre milioni di negativi, Riccardi ha raccolto manifestazioni, congressi, personaggi noti e meno noti, grandi eventi sportivi, e dietro le quinte cinematografiche, tutte le elezioni papali da Giovanni XXIII a Francesco, la vita sociale, culturale e rurale – ininterrottamente – dal 1945 al 2001.
Riccardi ha alternato la ritrattistica di grandi attori, scrittori, politici e imprenditori a quella di bambini, contadini, operai, donne e uomini che non facevano notizia, ma che a distanza di anni mostrano il vero volto dell’Italia del secolo scorso.
Dalle baraccopoli del boom economico, al sangue in bianco e nero degli anni di piombo, la rappresentazione della realtà da parte di Carlo Riccardi sfocia anche nella denuncia costante di abbandono delle opere d’arte e dei monumenti italiani.
Carlo Riccardi è morto a 96 anni ricordando tutto. Fino alla fine ricordava la guerra, la ricostruzione, il boom, gli anni di piombo, la guerra fredda, la caduta del comunismo, la seconda Repubblica. Carlo Riccardi non ha solo vissuto tutti questi periodi, ma con la sua passione e la sua perseveranza ha contribuito a che le generazioni a venire potessero godere della grandezza del suo lavoro, impedendo alla Storia di passare inosservata, “fermandola” nelle sue immagini e nel suo immenso archivio volto a diventare esso stesso un monumento culturale da tutelare in quanto patrimonio di tutti.