CARLO RICCARDI: LA CRONACA NEL SUO OBIETTIVO

Carlo Riccardi nato ad Olevano Romano il 3 ottobre 1926, famoso come ‘Il paparazzo in topolino’, l’uomo che attraverso i suoi scatti ha descritto e accompagnato divi, politici, papi, ma anche gente comune attraverso oltre mezzo secolo di storia, raccogliendo il tutto in un immenso archivio certificato dal Ministero dei Beni Culturali.
Riccardi ha collaborato con numerose testate, realizzando reportage in tutto il mondo, e lavorando con molti personaggi della Dolce Vita. Il suo archivio fotografico (www.archivioriccardi.it) custodisce oltre due milioni difotografie del mondo sociale, polito culturale, agricolo e religioso del nostro paese, uno dei pochi archivi privati italiani certificato dal Ministero dei beni culturali italiani come archivio storico.
Carlo Riccardi iniziò a lavorare giovanissimo, negli anni 40 in uno studio di fotopittura come ritoccatore. Nel 1945 scattava foto e le colorava per i militari americani che stazionavano al Rest Center del Foro Italico, li conobbe Federico Fellini che disegnava le caricature per i militari Usa.
Il 1945 fu l’anno della svolta professionale, l’inizio del suo percorso artistico come fotografo: Roma, palcoscenico particolarmente ricco di occasioni, presenze e situazioni, gli offriva tutti gli spunti. Erano i primi anni della Repubblica, l’inizio del boom economico, del neorealismo, delle grandi produzioni hollywoodiane, della “Dolce Vita” .
Carlo Riccardi quegli anni li visse da protagonista, fotografando tutti i personaggi famosi che passavano per la città eterna: artisti, intellettuali, attori, re e regine. E lì in Via Veneto, Via Condotti, Piazza di Spagna, cominciò l’avventura del primo “paparazzo” della  Dolce Vita ma anche della documentazione di un’epoca.
La sua lunga carriera e la costante presenza in un arco di tempo fiorente di momenti importanti per il Paese lo portò ad  immortalare sulla pellicola fotografica una  esclusiva successione papale:
Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco.
Ha realizzato mostre fotografiche in tutto il mondo tra le quali si evidenziano la mostre permanenti sulla Dolce Vita  a Pechino e a Parigi, diverse esposizioni in tutta Italia: Premio Strega, I Pontefici dal 1945, Donne e Lavoro, ecc… e ovviamente  La Dolce Vita.

Il pittore – Carlo Riccardi, comincia a curiosare il mondo dell’arte osservando i pittori tedeschi ed inglesi ospitati dal padre Mario nella casa di Campagna ad Olevano Romano meta privilegiata di artisti stranieri.
Olevano Romano (RM) infatti tutt’ora ospita “Casa Baldi” la residenza dei borsiti nominati dai Ministeri della Pubblica Istruzione dei Länder, gestita dall’Accademia Tedesca.
Al suo arrivo a Roma, Saro Mirabella maestro di Guttuso, gli insegnò a dipingere e ritoccare le fotografie.
Fotografando le opere diventò amico di pittori di lì a poco a divenuti che famosi: Cagli, De Chirico, Guttuso, Monachesi, Fazzini, Montanarini, i quali lo spinsero a continuare a sperimentare la sua arte.
Mentre lavorava come fotoreporter per “Il Giornale d’Italia” e “Il Tempo”, creò la rivista “Vip” esprimendo il suo talento anche come organizzatore di mostre fondando la galleria “Le scalette rosse”, oggi “Spazio5”.
Dipingeva, scriveva poesie, e fondò insieme ad altri intellettuali il movimento artistico della “Quinta Dimensione”, l’ultimo manifesto pittorico del ‘900.
Importante per la sua vita fu l’incontro, negli anni ‘70,  con l’allora Arcivescovo di Cracovia, il quale gli ispirò un progetto ambizioso: dipingere 25 quadri con soggetto paesaggi e città polacche, in particolare Wadovice,  città natale diGiovani Paolo II.
I quadri sono stati esposti nel 1978 in una mostra “Cattedrali a Cracovia, omaggio al Papa” allestita nella chiesa romanadi San Pio V e inaugurata dal Pontefice “venuto da lontano”. Sempre in quegli anni ricoprì la carica di Segretario Generale del Sindacato degli Artisti della Cisl.
Negli anni ‘80 iniziò la sua avventura come compositore di maxi-tele: espose le sue opere lunghe 100-200-300 metri, raffiguranti scorci di paesi e monumenti italiani, nelle maggiori città storiche con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica alla conservazione e salvaguardia del patrimonio artistico del nostro paese.
Il 15 agosto del 1986 Carlo Riccardi avvolgeva per la prima volta l’obelisco di Piazza del Popolo con la sua opera pittorica: una tela lunga 100 metri raffigurante la città di Roma e le tante scene di lavoro che era facile incontrare allora per le sue vie. Il 16 agosto scorso, a trent’anni di distanza, quella stessa piazza è stata avvolta da un’altra Maxitela dipinta da Carlo Riccardi dal titolo ‘Diamoci una mano’ dedicata alla cultura come mezzo di unione tra i popoli. Negli oltre cento metri di pittura, infatti, è la mano ad avere un ruolo da protagonista, riprodotta in mille colori e in tante situazioni ma sempre aperta, proprio a sottolineare il bisogno collettivo di incontro. Di contorno tanti e  svariati soggetti, con una forte carica espressiva e orientata all’astrattismo.

L’archivio – L’archivio fotografico Riccardi, iscritto presso la Soprintendenza Archivistica del Lazio di Roma in qualitàdi Patrimonio di interesse nazionale, è composto da oltre un milione di negativi originali, che ritraggono infiniti momenti più o meno noti della vita politica, sociale e di costume che hanno caratterizzato gli ultimi 60 anni di storia italiana.

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