CARLO TENTA IL SORPASSO

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

CARLO TENTA IL SORPASSO

Servio Tullio dispensava dall’attività i cavalieri che avevano passato i quarant’anni. Goethe affermò che a trent’anni uno scrittore ha già detto tutto e si dovrebbe accopparlo. In questa gerontocrazia che è l’Italia, invece, un uomo politico cessa di essere pericoloso quando è ben inchiodato nella bara; a ottanta, ottantacinque anni non si ritiene mai tanto vecchio da non credere di poter vivere almeno un’altra legislatura. Nessuno è mai tanto vecchio, scrive Cicerone nel “De senectute”, da non illudersi di poter vivere almeno un altro anno. Nella composizione di quella lega che si chiama politica, un onorevole acquista l’aureola di “padre della patria” o di “coscienza critica” non grazie alle opere e agli atti bensì grazie all’età. Il momento decisivo in cui la figura dell’uomo pubblico può raggiungere i connotati del capo prodigioso, uscendo come da una crisalide, non scocca mai prima del cinquantesimo anno di età. Le sconfitte si menzionano soltanto “en passant”. Da ogni parte, da qualche anno, sentiamo sbraitarci all’orecchio “aria nuova, uomini nuovi” e, invece, imperturbabili, alle vette del “box-office” politico restano sempre vecchi arnesi che si sono messi a giovaneggiare e allo stesso tempo a dissimulare la solennità e l’autorevolezza dei grandi “matusa” di un tempo, i quali avevano almeno un aspetto venerando; quell’aurea di creatura già in contatto con Dio. Senza voler fare dell’ironia, segnaliamo Carlo Calenda che anela a signoreggiare sulla Capitale come primo cittadino ad appena quarantasette anni, ma avendo alle spalle un ricco curriculum politico e familiare. Ora deve aspirare a un ruolo di grande rilievo.  Con il suo passato si “rassegna” non alla fossa ma a salire sul Campidoglio e scalzare l’attuale sindaca Virginia Raggi le cui quotazioni sono in ribasso. Calenda ha visto tanti contrasti nella sua vita, tanti conflitti che oggi lo entusiasma la possibilità del “sorpasso”, costi quel che costi. Tenta la via della sorpresa, quella dell’“al di sopra delle parti”. “Una generazione passa, un’altra viene e la terra ruota sempre”, dice l’Ecclesiaste.
MAURIZIO LIVERANI