CASI CHE FANNO PENSARE

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

 CASI CHE FANNO PENSARE

Un leader che non va soggetto a crisi è Paolo Gentiloni. Ha il tono del politico non pedante; sembra non andare in cerca di consensi. Non ha la spavalda demagogia di certi tromboni della politica espressa, per giunta, con concetti tortuosi. Ha una morale, e una non ben definita dottrina sociale in cambio di una fioca morale cattolica. I suoi fasti, si fa per dire, si devono alla sua modestia che gli ha consentito di non essere strumentalizzato. Prevedendo un futuro inglorioso per i partiti storici, si sforza di legare anima e corpo alla ripresa dell’Europa. Da Andreatta, Gentiloni ha attinto il “fiuto” dando una sterzata a destra; ha ben chiara la convinzione che sia andata all’aria la routine ideologica di tutti i partiti.

“Se avessi saputo, non sarei mai diventato comunista”. Privandosi della memoria – non sapevo – vuol dire che Walter Veltroni era ancora in fasce nel ’56 quando Mosca invase l’Ungheria, ma non nel ’69 quando l’Urss straripò con i suoi tanks in Cecoslovacchia. Siamo costretti a concludere che si è trovato in un ingranaggio di cui non conosceva le origini? Forse avrà letto “La mise a mort” di Louis Aragon (comunista nel ’27). Un romanzo autobiografico che chiude, a proposito del fallimento tragico del comunismo, così: “Avevamo un bel profetizzare la tragedia. Chi poteva immaginarla a casa propria… noi lì, pieni di terrore e di rivolta”. Si riferiva ai famosi fatti d’Ungheria; sposato con Elsa Triolet, scrittrice di origine russa, conobbe bene l’Urss. Veltroni, dunque, è un ex che si riconosce il diritto di sbagliare perché non sapeva.

Antonello Trombadori (dirigente culturale del Pci) era un  grande amico di Ennio Flaiano. Lo considerava alla stregua di un compagno di carattere dispettoso pur sapendo che l’ispiratore di “La dolce vita” dicesse ripetutamente: “Non ho letto Karl Marx ma sono amico di Antonello Trombadori”.
MAURIZIO LIVERANI