C’E’ TRAFFICO. MAI COSI’ CAOTICO

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

C’E’ TRAFFICO. MAI COSI’ CAOTICO

In questa fase pervasa dalla noia i politici si atteggiano a personalità piene di competenze sociali. La politica resta la sola professione che non richiede alcuna preparazione. Per dimostrare che sono dotati di un po’ di prestigio fanno un gran uso del video. E’ curioso quanto poca variano le espressioni, ma anche i pensieri, in una stessa persona. Mentre la realtà è così sconclusionata, sembra che soltanto loro abbiano la testa piena di grandi idee, troppo grandi per essere svelate. Quelli che vediamo devono avere il cuore di un pedante: da anni ripetono le stesse cose e, nonostante questa ripetitività, spesso hanno bisogno di leggerle.

Se è vero che la democrazia è melanconia, come diceva l’ex sindaco Martinazzoli citando un libricino uscito in Francia, non resta che renderla un po’ allegra. L’”aula sorda e grigia”, come Mussolini chiamò Montecitorio, è ricolma di noia; il traffico politico è caotico quanto quello stradale. E questo credersi di essere e non essere è il segno più manifesto di una ingenuità giunta alla frontiera dell’imbecillità.

Viviamo in un Paese che non riesce a esprimere, come classe dirigente, figure che abbiano spessore intellettuale e culturale. Questo accade perché la nazione, nel suo complesso, non ne ha.

Anche un astrologo saprebbe individuare l’ascendente indispensabile in vista di una “union sacrée”.

Gli Stati europei non sanno gestire, fuori dai crocicchi finanziari, una realtà alla quale, volontariamente, hanno voluto dar vita. C’è chi si chiede: “Il Muro era meglio?”.

“L’Europa – scriveva Gore Vidal – è l’estremo tentativo del comunismo di salvarsi”. Aggiungeva Leonardo Sciascia (foto): “il comunismo è fallito molto prima della caduta del Muro perché è stato il tradimento teorizzato del socialismo”. Ricordiamo che in Cile il comunismo ha preferito Pinochet ad Allende; che in Spagna, vivo Franco, l’Urss inviò tonnellate di carbone per vanificare lo sciopero dei minatori delle Asturie. 
 
 MAURIZIO LIVERANI