CHI E’ DENTRO E’ DENTRO… CHI E’ FUORI E’ FUORI

di Maurizio Liverani

Alla fine, questi partiti hanno dovuto arrendersi all’evidenza. In tutti questi anni hanno vissuto il dinamismo della monotonia e dell’assenza di progettualità. Da tempo girano a vuoto pur di mantenere in vita il sovvenzionamento pubblico che va anche a formazioni prive di rappresentanti alle Camere. Se guardiamo le varie facce, siamo costretti -ammettiamolo, dolorosamente- a leggervi la “voluttà” del non-significato. Nella faccia dello stesso presidente del Consiglio non c’è conoscenza, non c’è azione. Se ragionassimo secondo il mito del conflitto di classe, i partiti una qualche ragione di esistere l’avrebbero ancora. Ma le classi, in una società spenta e sprovvista di ideali, sono sconfitte, ormai, pateticamente. Dei partiti resta soltanto il nome; lo spirito ottuso e arcaico dei loro gestori ne ha ridotto la funzione alla semplice routine. L’eclissi della democrazia, incentrata sulla contrapposizione tra destra e sinistra, è un fenomeno obsoleto. Incapaci di salvarsi, i partiti hanno inscenato una finta guerra, mantenendo un falso rapporto con la realtà. Non sono le personalità a essere in declino, sono le formazioni politiche in se stesse; una sopravvivenza artificiosa resa inutile dalla tecnocrazia trionfante e dalla globalizzazione dilagante. Pur di scampare alla fine delle ideologie, i tre o quattro partiti che hanno simulato una lotta accanita tra di loro sono ricorsi a uno “escamotage” per apparire indispensabili. All’insegna “si salvi chi può” si sono trasformati in una coalizione, offrendo agli italiani un supplemento ridicolo di “caos calmo”. Non potendo insistere in un apostolato sociale, consistente in una quotidiana conquista di poltrone, dalla “brutalità” della situazione hanno tratto il coraggio di togliersi la maschera e di riproporsi come una coalizione cui hanno dato diverse interpretazioni. L’importante è mantenere il potere. Le testate dei grandi giornali e la televisione fanno da fiancheggiatori in modo che, nell’imminenza delle elezioni, si comportino da alacri portatori d’acqua, da ascari, da gregari. Al posto dell’odio, che in questi anni ha fatto molta strada fino a stancare, hanno optato per la menzogna, convinti che l’elettore, questa volta, riconosca la loro “buona fede”: “siamo delle nullità, ma faremo di tutto nell’interesse del Paese”. Si sono affrancati da uno sconcio modo di fare politica e illudere i votanti che d’ora in poi ci sarà un modo per ritrovare la speranza e anche una certa gioia di vivere. L’italiano in questo momento ha tutti i motivi per essere sconcertato.

Maurizio Liverani