CINQUE STELLE NELLA “PAGNOTTA” DC

di Maurizio Liverani

Il nostro Paese “gode”, in politica e nel giornalismo, di una sorta di maledizione: è tutto un immenso ciclo di cilecche, tutto riesce bene soltanto nelle sciagure. Per non privarci di nulla nel campo delle catastrofi, hanno cominciato a cedere anche i cavalcavia. Non diamo la responsabilità al destino cinico e baro ma a chi costruisce e a chi non controlla. Quando qualcuno, come Beppe Grillo o Augusto Minzolini, vuole affermarsi oltre i propri limiti, una fatalità esterna spezza il suo slancio. Al leader del M5s non è stato negato nulla: sia la beffa che il ridicolo. Il simpatico genovese sogna un movimento che sia l’albero maestro della nave Italia. Per liberare il nostro Paese dall’onta di essere una collettività di vinti si illude di proporre all’Europa un contributo nuovo; fa intendere che il suo movimento discende dalle viscere del Vaticano. Di regola, chi ha di questi ascendenti coagula, come dimostra la sorte della Democrazia cristiana, orde di incapaci. Da De Gasperi in poi la Dc ha imposto una cosciente mortificazione divenendo subalterna agli eredi di Marx, quelli che Grillo odia e forse arrossisce all’idea di esserne, intenzionalmente, l’erede. La certezza dell’inutilità in tal caso spetterebbe in dote alla destra. E questo sarebbe un bene per i post-comunisti che per ora si sono limitati a conquistare tutti i centri di prestigio. Grillo dovrebbe sentirsi fortunato e fare sfoggio di orgoglio e di ribalderia per essere la spalla della Curia. Quindi può dimettere l’abito di un “ben vestito” aborto e ostentare il privilegio di coloro che, grazie alla protezione vaticana, si illudono di aver toccato il vertice; sinora hanno solo fallito. Questa connivenza per il momento conferisce al suo volo una certa voluttà. Il tempo ci dirà che stiamo sbagliando, convinti come siamo che sotto quella scapigliatura si celi un astuto Machiavelli, un eraclide del “mondo nuovo”. Un uomo che comanda i tempi, il destino. Non il contrario: per il momento guida un apparato di delusi, di amareggiati. Nessuno che si inebri alla notizia di questo connubio, anche quelli che sono stanchi di sentirsi considerati un niente, ma dal video e fuori recitano la commedia dell’ottimismo e dell’entusiasmo. A molti non piace entrare nella “pagnotta” democristiana. C’è chi è arrivato a riconoscere nei pentastellati un drappello di autentici democratici. Passi, ma c’è chi commenta l’avvenimento con questa frase: “parlano come i diccì”.

Maurizio Liverani