CITTA’ DA SALVARE. SIAMO IN TEMPO?

di Maurizio Liverani

“Venezia”, ha dichiarato Woody Allen, “è una gioia senza fine; in ogni angolo su cui si posa lo sguardo si scorge il mondo come dovrebbe essere e merita di essere. Ma non è, tranne che a Venezia: l’esempio più e più sublime di civiltà umana e merita di esserlo”. Venezia è la città “arte” non una città d’arte come Siena, Firenze, Roma o Parigi. Molti grandi spiriti hanno voluto essere sepolti nel cimitero di San Michele, dopo aver amato la città in vita. In mancanza di un al di là o nell’incertezza sull’al di là hanno voluto consegnarsi all’anima di questo miracolo e vivere e morire con lei. Con questa dichiarazione di Allen si comprende la sua ammirazione per questa magia. “Una festa mobile” come Hemingway vedeva Parigi; non ha un centro, ma tanti quanti sono i mille richiami che la città offre. Purtroppo la dimensione metafisica non è più avvertita come un tempo; lo spazio simbolico che si popola delle nostre emozioni, delle nostre percezioni, insomma, tutto ciò che fa l’equilibrio spirituale della vita è stato manomesso. Nella laguna entrano immense navi che, forse, arricchiscono i negozi e i ritrovi della città ma ne snaturano il carattere insieme all’esorbitante e incontrollato turismo di massa. Scendendo a Roma, a che cosa è servita la politica ambientalista se il sessanta per cento delle costruzioni è tutt’ora a rischio? E’ un tema che merita più di un simposio sull’ecologismo ambientale a braccetto con l’ecologismo spirituale. Venezia è una città prodotta dallo spirito. Certa editoria dà eco al degrado del Paese a cominciare dalla Capitale, per fini commerciali incentiva “libri piagnoni” di penne illustri, analisi serie hanno il sapore di bollettini di guerra. Si sa che mezza Roma è a rischio collasso; sventramenti avallati dai verdi hanno fatto presagire implosioni nei pressi di San Pietro. La città sotto è vuota; via Olimpica e via Gregorio VII, a ridosso del Vaticano, sono state riempite di terra e calcinacci, per evitare il rischio che i palazzoni si chinino in avanti. Per anni si è lavorato per evitare il disastro. Non abbiamo mai saputo che qualcuno si sia opposto alla costruzione di palazzacci ai lati di queste strade che erano state pensate per essere poi, con l’aumento del traffico, ampliate. E’ sempre mancata ai nostri amministratori l’inventiva e la preveggenza della municipalità, ad esempio, di Rotterdam. Dopo i furiosi bombardamenti gli olandesi hanno pensato subito al “dopo”, varando un piano regolatore con ampie strade, ampie piazze. In piena guerra già pensavano a prevenire il caos del dopoguerra. La fiducia dei veneziani e dei romani ha cominciato a incrinarsi già da allora. La contraddizione tra i loro propositi e i loro atti è stridente.

Maurizio Liverani