COME DISSE DANTON: VIVA LA FACCIA TOSTA

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

COME DISSE DANTON: VIVA LA FACCIA TOSTA

A pensarci bene il virus, proveniente dalla Cina, non è certamente una manifestazione di internazionalismo proletario. I dottor sottili della politica internazionale spiegano che i cinesi, con questa emergenza, dimostrano la loro disponibilità al dialogo.

L’apocalisse rivoluzionaria promessa da Mao chiama all’azione milioni di virus. C’è voluta una pandemia perché i fautori di una grande alleanza Cina-Usa si accorgessero che questo Trump è uno zero.

La parte dell’imprevedibile è sempre immensa; intanto, ridiamo delle pompose minacce dei nostri filo-cinesi, i quali credono ancora che il mondo sia diviso in conservatori e progressisti.

Con l’alleanza delle due sponde destra e sinistra, la democrazia cristiana cerca di tornare ai fasti e alle follie di una età lontana. Uno dei genitori è stata la paura del comunismo; questa volta punta sul crollo dell’idea nazionale. La Chiesa, sempre adibita a molteplici usi, è ora, come braccio di sostegno, inservibile.

Il premier “provvisorio” Giuseppe Conte ha il terrore di confondersi con un partito della sua stessa maggioranza.

Il compromesso storico, lanciato prima da Fanfani e subito dopo da Moro, è in pericolo da quando l’Italia è diventata il Paese dove il “no” suona.

Le ambizioni del premier sono diventate di un’ingordigia rabbiosa da quando nei maggiori partiti non c’è più un capo autorevole, ma tanti caporali che, per disperazione, si scannano astraendosi dalle sorti del Paese.

“Molta faccia tosta, ancora faccia tosta, sempre faccia tosta”; questa celebre frase di Danton andrebbe messa in calce a quasi tutti i commenti dei politici e dei presunti esperti sulla crisi che stiamo vivendo.
 
 MAURIZIO LIVERANI