CON LE SPALLE AL MURO

di Maurizio Liverani

La maggioranza degli italiani si identifica in Matteo Salvini. L’Italia pensa a sopravvivere; l’Europa unita non è mai stata sentita come una soluzione determinante. E’ stata promessa la fine dei privilegi, ma i privilegi non hanno mai fine. In un atlante scolastico inglese alla voce “Italia” si legge: “Paese al centro del Mediterraneo governato dal Vaticano”. Se questa asserzione corrisponde al vero abbiamo capito perché la nazione è sempre stata così mal governata. Gli italiani non si impietosiscono più della sorte di credenti; riesce incomprensibile che “onorati discendenti” del poverello d’Assisi siano perseguitati in varie parti del mondo. L’attuale disastro è stato varato (l’abbiamo citato più volte) dall’”inconveniente di essere nati”. Se le disgrazie, il malaffare si accaniscono sulla nostra barca, le soluzione scelte con il proposito di tirarsi fuori dal guado promettono il bene e ci offrono il male. C’è chi dà ascolto a una variazione della iattura. Matteo Salvini è animato dai migliori propositi: quelli di garantire il pane e il companatico agli italiani e di ripulire il Paese. Si profila la convinzione che i leghisti e i cinquestelle siano una variazione del fascismo e dello stalinismo. Si è incappati quasi controvoglia in questa che ormai si profila come una necessità; troppo tardi arriva il pentimento. Ci si era illusi che la sola cosa che dall’UE potesse arrivare fosse uno sbuffo di buon senso, ma questa sembra animata dal solo proposito di metterci all’angolo. I nostri governanti trovano sempre il modo di piegarsi al loro cinismo; afflitti da libidine pubblicitaria, espandono la nausea per la politica in tutto il Paese. La sconfessione di chi ci ha governato incita l’arroganza di chi ci governa. L’editoria ha sempre scartato gli scrittori non di sinistra. Il potere visivo è in mano al potere politico. Chi spunta sul piccolo schermo lascia sempre l’impressione di ritenersi un idolo, purtroppo stolido. I politici di nuovo conio hanno il solito stampino: producono notabili alla Di Maio che nel giro di pochi mesi è già in urto con la Lega, animata da un gran bisogno di andare controcorrente senza accorgersi di andare anche contro se stessa. Salvini si preoccupa del tornaconto del Paese che gliene è grato, ma averte subito che essendo un politico d’accatto corre il rischio di nuocere proprio al Paese più che a se stesso. Tira diritto con una sorta di stalinismo “in senso lato”, definizione di François Revel, perché, quasi a sua insaputa, nutre questa vocazione totalitaria. Si cerca di ricominciare con le oceaniche adunate dove si affastellano gli italiani dalle idee confuse e ancora benevolmente disposti a dare credito a questi “capiscarichi”. Le giovani promesse della politica combattono con esternazioni tipo: “siamo tutti uguali”, “andiamo controcorrente”, ma è difficile trovare chi abbia veramente le capacità per addomesticare il caos triofante.

Maurizio Liverani