DA PARALLELE A SCANDALOSE

di Maurizio Liverani

Ora che sono affiorate tutte le magagne della nostra classe politica, ma soprattutto con il sospetto,  oramai certezza, che i partiti non hanno personalità capaci di arrestare questa corsa alla rovina, spunta l’”alzati e cammina” di fare un unico calderone di questi lazzaroni di partito. E’ un invito allo spegnimento di ogni speranza ma anche di chiudere il libro nero della democrazia nata dalla Resistenza. Questo invito dovrebbe legittimare un senso di pena: si cerca di rimuovere questa commemorazione con inviti al mea culpa, preludio alla partecipazione. In moltissimi italiani è venuta una gran voglia di far ricorso alla resistenza, aggiungendosi agli altri centinaia di migliaia che hanno scelto la desistenza dal voto. Manca, per fortuna, l’invito delle penne specifiche; anche esse conoscono in questi mesi la menopausa della democrazia. Nelle loro spiegazioni fanno gran uso di parole dotte, ma per ora l’effetto sembra quello di degradare il prestigio di tante illustri testate giornalistiche. Politici di ogni razza vanno e vengono con programmi “innovatori” a dimostrazione che parole vacue come “destra” e “sinistra” abbiano un valore, non soltanto marginale, per i professionisti della politica. Dal banco degli accusati si può riacquistare il coturno democratico. I più disinvolti non danno alcuna importanza a questo “andirivieni”. Il coturno del democratico è ben portato anche dai seviziatori del denaro pubblico. E’ una cambiale “in bianco”; non si concede quasi mai, tranne in alcuni casi eccezionali, a uomini di particolare livello, anche ecclesiastico. La disaffezione degli italiani per gli uomini politicamente impegnati non è una forma di qualunquismo ma di contrarietà morale; spesso di invidia. Un tempo i portavalori si rivolgevano a Mosca; oggi la loro fonte di approvvigionamento è la grande finanza. Scriveva Giorgio Bocca nel ’71: “Un sodalizio di accorti funzionari ha riempito quasi tutto lo spazio disponibile, di funzionari di partito, di Enti, di baronie economiche, collegati tra loro in un rapporto semi invisibile ma solidale e integratissimo, dove il gioco dei favori e delle complicità reciproche annienta i contrasti di idee in una paludosa concordia di convergenze parallele”. Come spiegava Aldo Moro.

Maurizio Liverani