DIFFICILE “SBRICIOLARE” UN LEADER

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

DIFFICILE “SBRICIOLARE” UN LEADER

Gli “ingranaggi del pensiero sono in cassa integrazione”; e così il reale viene abolito. Pezzo per pezzo, un passo dopo l’altro, il mondo marcia verso l’attuazione degli incubi di Orwell; la marcia, grazie al video, si fa sempre più veloce.

Per fortuna i talk show politici toccano ascolti bassi, come sottolineano i notisti. La politica in video è affidata a commentatori in menopausa professionale. Continuano a ripeterci che l’avvenire è sempre più oscuro; il degrado incalza anche nel loro linguaggio. I sondaggi, preferibilmente quelli di Pagnoncelli, danno la stura a ciance rissose; i duellanti si abbandonano al baccano, allo sproloquio. Sono trasmissioni che ci riportano al “Mondo nuovo” di Aldous Huxley il quale vedeva l’umanità passare da “carne da cannone” a “carne da televisione”. Per questa strada si incappa nel nichilismo come si incappa in una malattia.

Comunque sia, Walter Veltroni si propone di rappresentare l’alta marea del pensiero piddino. Veltroni è ben nato; la nascita illustre non è per lui un privilegio supplementare, è il solo prestigio. La personalità del genitore (un talento vero della Rai) ha messo il suo sigillo sulla faccia di Walter, il quale, senza l’ascendenza, conterebbe quanto il fiocco di schiuma in un gran vento. Da anni è una “gran damazza” della politica e sulla jet-society lascia cadere la luce del suo sguardo assorto nel pensiero favorito: suonare il gong della cultura che la sinistra, in anni di caporalato, ha reso servile e agonizzante. Soltanto nella testa di un calabrone di sinistra  possono ricevere risalto crani dal “pensierino debole”.

Pier Luigi Bersani è stato sempre ostile all’idea renziana: quella di assorbire la destra. Questo progetto sarebbe stato salutato con entusiasmo da Togliatti. Se la destra è per la sinistra un ingombro, basta assorbirla senza ricorrere a inciuci e compromessi storici. Nel febbraio del 2010, a Bersani è stata rivolta una domanda più seria che scherzosa: “Forse ci siamo tutti berlusconizzati?”. Il leader rispose con un flebile: “Sì”.

Giuseppe Conte è più che mai convinto che gli italiani, pur stimandolo, non si convinceranno mai di aver trovato nell’attuale premier il loro profeta. Dalla brughiera dei notabili, come un simpatico burlone, Conte è riuscito ad emergere. C’è chi lo considera un “isolato”; è la sua fortuna. Per il momento, preferisce sorvegliare il traffico senz’altra ambizione che questa nel timore che gli avversari lo sbriciolino. 
 
 MAURIZIO LIVERANI