E’ CADUTA UNA SCELTA

di Maurizio Liverani

Ormai è noto come sia più facile inseguire i miraggi ideologici che la concretezza della realtà economica. Si affaccia alla ribalta del centrodestra Stefano Parisi e subito subentra il sospetto che Silvio Berlusconi, cui spetta i ruolo di capo indiscusso, insceni un gioco alla fiera delle successioni. La scelta di Parisi sembra la più fattiva, la più utile e sostanzialmente più umana, più terrestre – più civile; liberale è chi desidera e determina il bene altrui senza farselo compensare. Ma se a un autentico liberale ponete accanto un arruffone come Matteo Salvini il progetto diventa inattuabile. Si dice che Salvini presentatosi, tempo fa, a Trump, forse volendosi far incoronare dal presunto padrone del mondo, si sia sentito accolto da una frase agghiacciante: non tratto con i comici. Sarà vero o non sarà vero che questo sia stato il senso dell’incontro, ma i perfidi, in Italia, ne hanno ingigantito l’importanza. Si è fatta strada da allora la convinzioni di un Berlusconi che si trastulli nel dare uno slancio inedito al partito liberale e nello stesso tempo ridimensioni il prescelto ponendogli accanto personaggi che a volte alternano successi a scivolamenti nel grottesco. Così è stato con tanti. A questa trappola è sfuggito soltanto Raffaele Fitto che si è messo in proprio, in regola con il vero liberalismo. C’è chi avanza persino il sospetto che queste manovre sotterranee, queste nomine fatte senza assilli democratici finiscano per giovare alla politica di Matteo Renzi. E’ un’ipotesi azzardata ma non è una favola sostenere che Renzi si sia molto giovato con il Patto del Nazareno dei tanti suggerimenti venutigli da Berlusconi, il quale è ossessionato dall’idea di riunire gli italiani come quando fu fatta, appunto, l’unità d’Italia. Non pensa a vantaggi personali ma al tornaconto della nazione che, al momento, più scombicchierata di così non potrebbe essere. Questa unità sembra tuttora da recuperare; da allora l’Italia è stata immersa in uno stato di inermità e cecità politica. Berlusconi sembrava essere riuscito a trovare questa coesione soprattutto con il più liberale di tutti: Stefano Parisi, il quale è così rigoroso da voler reinventare da sé la ragione profonda di un partito liberale, chiuso nelle sue convinzioni da contrapporle a chi ne è ostile, senza inciuci o ammiccamenti. A lui sta a cuore il liberalismo che dà lucidità politica e non confonde gli italiani con ricorrenti abbagli come si è fatto sino a oggi.

Maurizio Liverani