E’ L’ORA DELLE VECCHIE VOLPI

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

E’ L’ORA DELLE VECCHIE VOLPI

Quella che si è instaurata nella nazione è la mentalità delle “vecchie volpi” della politica alla quale riesce difficile dare fiducia. Un uomo di sinistra, da poco in odore di libertà, vuole impedire, soltanto per ragioni di opportunismo, che la tesi del complotto che ci sarebbe dietro la diffusione del Coronavirus faccia breccia nell’opinione pubblica. Una censura “in senso lato” che si è imposta in Italia.

In politica avviene quello che accadeva nel fu-cinema italiano: ci sono miti costruiti in cui bisogna credere. Da sindaco di rango si riconosce a Matteo Renzi grinta e cipiglio; gli manca soltanto la villania del partito. Si sta guadagnando i galloni di una maschilità scenografica che lo rende particolarmente attraente alla destra.

Il Migliore dette il via a una alleanza tra fascismo nero e fascismo rosso. Due dogmi che assecondano la megalomania del grande capitale favorevole alla coesistenza. Riecheggia una convinzione di Emil Cioran secondo la quale “Gli opportunismi hanno salvato i popoli; gli eroi li hanno rovinati”.

“Dal momento – come scriveva nei ‘Fogli di diario’ Carlo Cassola – che non si possa fermare la decadenza e lo sfacelo dentro di noi, cambiamo qualcosa con l’immaginazione e, in mancanza di questa, cambiamo partito”.

Tutte le attività dell’intelligenza, dal turismo al cinema, sono state sempre salutate dalla sinistra con il titolo “La sinistra apre alla cultura”. Titolo scongiurato all’ultimo momento perché qualcuno si è ricordato che i partiti che egemonizzano la cultura l’hanno ridotta a livello di culturame. Walter Veltroni è entrato nei salotti del cinema con il film “Ciao” che, ancor prima di apparire, è stato salutato da un conduttore del Tg3 come un “capolavoro”.
 
 MAURIZIO LIVERANI