E’ ORA CHE IL “COLLE” SI SVEGLI

di Maurizio Liverani

Piero Gobetti centrò il problema del “ducismo” sentenziando: “Il fascismo è l’autobiografia della nazione”. Sentirsi definire tanti “piccoli Mussolini” non ci offende minimamente. Nato in una famiglia fascista, con padre anarchico, dopo la Resistenza con i Combattenti per la libertà, mi sono iscritto al partito comunista; sono stato per anni critico cinematografico di Paese Sera. Dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia ho strappato la tessera, ma se mi additano ancora come un compagno non mi offendo minimamente. L’ironia dovrebbe prendere più potere negli italiani perché giova alla nostra libertà. A volte ho simpatie per i leghisti, i soli in questo momento che abbiano capito come il problema degli italiani sia quello “sopravvivere” decentemente. Chi viene, se si comporta civilmente è bene accetto; se viene per “sbafare” è bene torni da dove è venuto. Nella “Irresistibile ascesa di Arthur Ui” di Bertold Brecht alla fine si ricorda che il tiranno è morto “… ma nessuno di noi esulti troppo presto; il ventre da cui nacque è ancora fecondo”. Il sospetto che Matteo Salvini possa diventare un dittatore non ci sfiora. La verità ormai nota è che al posto di un solo tiranno ci sono, da noi, tanti tirannelli che, spenti gli aneliti nobili, aspirano a compensi sempre più cospicui. Sarebbe giunta l’ora di un presidente della Repubblica più tracotante, più deciso. Al rappresentante del Lussemburgo che ha paragonato i nostri nonni emigranti ai clandestini di oggi e che, polemizzando con Salvini, ha usato toni irripetibili, Mattarella avrebbe dovuto far sentire la sua indignazione; non starsene in silenzio, con la sua morfologia umbertina, e difendere il prestigio della nazione dalla “spocchia” di un “dipendente” delle lobbies dominanti. Un capo di Stato deve decidersi a “stasare”, un verbo che per i romani vuol dire rimuovere otturazioni, sbloccare ingorghi e dischiudere soluzioni che mettano fine a questa guerricciola ormai pietosa tra destra e sinistra. Non si può permettere che la Chiesa goda di uno statuto speciale; che ai cardinali sia accordata una liberà non riconosciuta ai cittadini. “Piccoli Mussolini” e “piccoli Togliatti” sono semplicemente gli italiani che vogliono vivere in pace senza lo “spogliarello” indegno delle polemiche politiche che ci affliggono quotidianamente. Mattarella ha sempre avuto aspirazioni quirinalizie, ma non è nato per recitare strepiti. Non dare importanza alle offese del lussemburghese non giova né al suo prestigio né a quello del Paese; gli basterebbe ben poco per espugnare un giudizio positivo ricordando che l’Europa è nata con spirito unitario e solidale. In questo silenzio del nostro presidente l’italiano sperimenta, con sorpresa, di non essere amato dalle nazioni con cui incautamente si è unito. Questi “piccoli Mussolini” che saremmo hanno da tempo mutato registro; sono più tolleranti e, se il caso, ricorrono a misurate invettive. Ad esprimersi con volgare gagliardia non ci sono che i giornali di parte. Nel panorama politico sono inutili; le ingiurie che si scambiano somigliano al gesto del becero calciatore brasiliano che ha dimostrato di saper usare meglio lo sputo delle gambe. Tutto quello che sta avvenendo tende a fare del nostro Paese una “nazione di riporto” che l’arrogante Asselborn può arrivare a insultare, sostenendo che l’Italia può tranquillamente essere non indispensabile all’Unione europea. Non esprimeremo mai stima per un burocrate del suo stampo, esponente di un oscurantismo e di un conservatorismo profondo. La mancanza di libertà in questo tipo di democrazia ha inaridito l’impulso alla ribellione; gli italiani hanno da tempo intuito che “rossi” e “neri” sono simili. Non abbiamo, però, il vantaggio di una informazione che voglia chiarire questi problemi; infatti la vita dei giornali non trascorre felice. L’affrancamento dalla politica è generale, per questo soltanto Matteo Salvini ha il diritto di cantare vittoria… con quell’aria da “piccolo Mussolini”.

Maurizio Liverani