E’ TEMPO DI PAPPE MOLLI

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

E’ TEMPO DI PAPPE MOLLI

Tra i potenti va inscritta anche la Chiesa. Qui va precisato quanto asseriva Mino Maccari: “Non odiate i preti; non tutti sono democristiani” e, per non indispettire la sinistra, precisava: “Se senti dire ‘istanza sociale’ attenzione al borsellino”. A proposito di massime, Nietzsche sosteneva che per ridare etica alla politica bisogna “impiccare” i moralisti.

Da quando Ennio Flaiano sentenziò: “Il fascismo è una trascurabile maggioranza che si distingue nel fascismo propriamente detto e nell’antifascismo” tutta l’intellettualità italiana, notoriamente conformista, lo oscurò. Ci sarebbe da ridere se questo paradosso più che una intonazione grottesca rivelasse una verità tragica: in nome di queste due ideologie sono morti milioni di europei. Se fosse ancora vivo, il più attuale motto di spirito di Flaiano, al cospetto delle deriva verso la quale va il mondo, sarebbe questo: “Il meglio è passato”.

La Curia – se analizziamo un discorso che fece monsignor Milingo su Satana – avrebbe tentato di condizionare il santo padre per farne un papa “applicato” alle cose della politica. Con le sue capacità di preveggenza, Milingo sentiva una sorta di disagio e di malinteso tra il Dio in terra e il “Gotha” della Curia che si sarebbe fatto irretire dai vezzeggiamenti dei partiti di sinistra.

Sergio Zavoli, dopo il “socialismo di Dio”, pubblicò “Credere e non credere” come chi sfogli la margherita. Un alone di beatitudine avvolge i marxisti “afflitti” da una forte idealità religiosa. I sapientoni della destra non hanno questa astuzia di liberare la propria spiritualità verso il cielo.

Dall’età del bronzo del cattocomunismo siamo entrati nell’età dell’oro della tolleranza. E’ finita per i rossi l’epoca della mimetizzazione; l’andropausa conferisce ai loro leader una carnagione fegatosa. Persino le “coscienze morali” ci appaiano “pappe molli”.
 
MAURIZIO LIVERANI