E’ UN CONTINUO VIA VAI

FATEMELO DIRE

di MAURIZIO LIVERANI

E’ UN CONTINUO VIA VAI

Con il Corona virus la campagna elettorale diventa ancor più utopistica, surreale, colma, grazie a Dio, di un misterioso fascino. Il modello precisato è Bettino Craxi. Dopo la morte del leader socialista c’è un forte consumo di “craxismo”. In questo supermarket c’è di tutto: idee, bizzarrie dialettiche, gergo critico. Luigi Di Maio si è convinto che sia giunto il suo momento; ha tessuto l’elogio dell’Italia “vantandola” come la settima potenza del mondo, collocazione non felice in una classifica di qualsiasi tipo. Sembra fiero di avere soltanto lui un’ideologia e l’ambizione di far bene; la sua esternazione ci riporta a una battuta del sociologo Maranini: “La miglior forma di governo è la tirannide temperata dal tirannicidio”.

Ricordiamoci la famosa definizione di Pietro Nenni: “In Italia c’è una democrazia senza demo”; in sostanza, la dittatura sopravvive con i caratteri di una oppressione finanziaria. Berlusconi (tanti auguri!), senza mai citarlo, condivide l’opinione di Paul Valery sulla democrazia: “Ha cominciato come arte di impedire agli uomini di interessarsi di quanto li riguarda; in seguito è diventata arte di costringere gli uomini a prendere decisioni su quanto non capiscono”. In tanti anni, gli italiani hanno avuto la conferma di una verità: essere la politica la sola professione che non richieda alcuna preparazione. I nemici di Silvio hanno trovato che nel suo atteggiamento moderato sonnecchia la fine della contrapposizione alla quale il suo più accanito avversario, De Benedetti, attribuisce tutte le sue fortune.

Il sapore dello scontento dell’opinione pubblica si potrebbe riassumere in una unica risposta: “il pernacchio” che nacque e si affinò a Napoli per reagire alla tracotanza dei Borboni. Lo spettacolo offerto da vari partiti meriterebbe un bel calibrato “pernacchio”. Non si dà più gran peso ai trasbordi da una formazione all’altra. Una volta, questo andirivieni, questo via vai fu battezzato “il cammino della speranza”.

E’ passata di moda, nel lessico caricaturale, l’espressione la “cambiale in bianco”, non più concessa. Oggi, chi abbandona uno schieramento per passare a un altro non sente più il bisogno di dimostrare un tormento. Di qui nasce la rinnovata profonda antipatia del cittadino verso la politica; per qualche tempo ha accettato il gioco, ora è approdato al disgusto. Tra le sette politiche è difficile fare distinzione; l’unica salda e che non teme contraccolpi è quella che Magdi Allam definì “una dittatura finanziaria”.

MAURIZIO LIVERANI