ELOGIO DEL VOLTAGABBANA

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

ELOGIO DEL VOLTAGABBANA

Sull’onda del riciclaggio dei rifiuti, nella politica italiana si assiste da tempo a una concentrazione di massa dei residuati politici. Sono sempre più numerosi i politici che cercano di scongelarsi dalle idee del passato per raggiungere una redenzione liberale. Il voltagabbana è una figura burlesca come Scapino e Sganarello. Il trasformismo, che ideologicamente è ritenuto lecito, porta gli italiani al disinteresse per la politica. Anni fa è uscito un libro di Pia Luisa Bianco dal titolo: “Voltagabbana forza della democrazia”. Per lungo tempo abbiamo creduto che il virus del trasformismo portasse alla fine di ogni illusione democratica. Max Smith, lo storico inglese, è stato il primo a sostenere che il vizio principale della politica italiana è il fastidioso pentimento. Quest’elogio del voltagabbana era impensabile fino a qualche anno fa. Norberto Bobbio per anni ha tenuto nascosta la sua adesione al fascismo. Dario Fo ha cercato, fin che ha potuto, di nascondere i suoi trascorsi di repubblichino della Decima Mas. Ci sono poi i casi di Ruggero Orlando che ha ottenuto la complicità del silenzio sulla sua collaborazione alla “Difesa della razza”, pubblicazione antisemita diretta da Interlandi. Giovanni Spadolini, come riferì Indro Montanelli, ha tessuto un elogio del Duce pochi mesi prima della fine di Salò. Nell’inverno del ’44, Davide Lajolo (autore nel 1963 del “Il voltagabbana”) inneggiava al Lirico di Milano a Mussolini che invitava alla resistenza fascista. Negli anni ’50, firmandosi Ulisse era già direttore dell”Unità”. E si potrebbe continuare. E’ vero che Baudelaire sosteneva che alla dichiarazione dei Diritti dell’uomo si dovesse aggiungere anche il diritto di cambiare idea e di contraddirsi. Baudelaire era per il dominio delle persone intelligenti, conscio dell’estrema limitatezza del loro numero. Questo recupero del credito democratico è oggi un fenomeno di larga portata. Il pentimento porta al riciclaggio di mezze calzette della politica e quindi al profitto. Non occorrono particolari occhi per accorgersi che i “progressivi” sono costretti a cambiar vita. E’ facile intuire perché, grazie alle tesi che il “voltagabbana è la forza della democrazia”, i progressivi monopolizzano cinema, teatro, Rai e Tv, Enti vari, premi e salotti letterari. L’impressione che la politica finirà per non interessare più a nessuno è l’effetto dell’inflazione dei voltagabbana. Le istituzioni verranno presto viste come un’enorme riserva di rifiuti ideologici. Il Parlamento e il Senato sono ormai diventati il regno di una burocrazia plebea con dei capoccia solo astuti nel darsi lo sgambetto in nome del “nobile” trasformismo. Queste cose Luigi Di Maio non le sa, sa solo baciare la teca di San Gennaro per darsi autorevolezza.
 
 MAURIZIO LIVERANI