FANGO CONTINUO

di Maurizio Liverani

La ricetta ideologica dei pentastellati è semplice: dividere gli italiani in buoni e cattivi. Mettere tra i buoni tutti quelli che vanno d’accordo con Grillo. Gli italiani, per il momento, sono attestati sulla perplessità. Beppe Grillo asseconda il flebile anelito di rivincita dei pochi fascisti ai quali un sentimento di andropausa politica conferisce una carnagione fegatosa. Quella che vediamo scritta sul suo volto di moralista zeppelin gli ha fatto commettere una gaffe: ha sfruttato il caso del padre di Matteo Renzi, scagionato ora dall’accusa di essersi interessato dell’affare Consip, per sfrucugliare il figlio. Lo indispettisce il fatto che l’ex premier non sia un pappamolle e che sia, inoltre, sincronizzato con un destino benevolo. Per illudersi di fare una grande politica, i moralisti zeppelin avevano, sino a ieri, soltanto l’arma dell’anti-berlusconismo, sfruttata dalla sinistra per impedire alla base di annegare nella delusione. Il bersaglio si lascia maltrattare volentieri; invece di subire danni, Matteo, grazie al padre Tiziano, dalla maldestra grillata ha ricavato non pochi vantaggi. Quando è ha corto di argomenti Grillo si erge a gran visir del Movimento 5 stelle, convinto che per fare grande politica bisogna ergersi come scogli contro i suoi riottosi correligionari. Con l’età canonica il leader immaginario mette in scena una polemica contro la candidata a sindaco di Genova, Marika Cassimatis, vincitrice delle Comunarie del suo movimento e poi capricciosamente rimossa da Grillo. Un atteggiamento che ha le stesse radici nel fascismo nero, quando chi non garbava al Duce veniva spedito in Sardegna. La bocciatura ha la forma di una trovata della quale esattamente non si sa cosa sia; con questo tipo di trovate il movimento si scredita. M5s cerca di convincere gli italiani di essere al spina dorsale della vera democrazia, ma poiché il suo ingannevole luccichìo non ha il suo effetto, il leader non fa che trombare gli iscritti che non gli sono simpatici.  Le ideologie se ne sono andate; i concetti di destra e di sinistra si sono declassati. La ripetitività porta inevitabilmente Grillo a essere un fenomeno di rabbia che sfodera tutti i suoi lati desolanti. Non ci vuole molto a capire come i partiti che si preparano alle prossime elezioni siano in pieno sfacelo. Accantonato il caso di Tiziano Renzi, si muoverà di nuovo la macchina delle accuse, quella che sostiene che Renzi sia al soldo di Berlusconi. Bisogna che i politici di tutti gli schieramenti cedano, finalmente, al senso di colpa e alla propensione, come ha scritto Galli della Loggia, a un generico pentimento.

Maurizio Liverani