CHI FARA’ GOL NEL “CAMPO”?

di Maurizio Liverani

I partiti, tutti, sono morti; rimangono, purtroppo, i sintomi. I sintomi maturano in fretta come i cetrioli acerbi al vapore. La situazione dei grillini è quella di una nave in procinto di naufragare; imbarca acqua da mille fori e ingoia il disprezzo di chi ha creduto in loro spendendo tante risorse per tenere a galla la barca. Grillo è caduto in fondo al canestro della biancheria sporca. Nell’attività di export-import di anime belle della politica Matteo Salvini si è rivelato, alle urne, una virgola rovesciata; si era persuaso, come Grillo, di essere un grande politico. Agli italiani hanno offerto uno spettacolo desolante come due guitti che simulano la salute del loro partito; hanno invano tentato di recitare la commedia dell’intelligenza. Ora tutti possono loro consigliare la rassegnata rinuncia, nei loro sguardi non c’è più alcuna ebrezza d’avvenire; incarnano l’immagine funebre del nulla. Scende Salvini, sale la Lega. Primo connotato di un politico in ascesa è di avere un volto rassicurante, non far sospettare alcuna pecca. Una tara è ammessa; “coram Freud” si accompagna bene ai doni dello spirito, uniti a una fede ostentata, ma non gridata nella fiducia. Per cacciar via un passato, a volte riprovevole, il Pd imbocca la strada dell’”uomo nuovo”. Non lo è Pier Luigi Bersani, convinto solo lui, di avere una poderosa efficacia per combattere il “populismo”. I partitini sembrano quei ceri che nei cimiteri sfavillano prima di spegnersi, l’andropausa della politica conferisce una carnagione giallastra ai sostenitori di una pseudo democrazia. Nelle trombe dell’avvenire si nasconde un uomo adatto per l’attuale momento storico: si chiama Giuliano Pisapia. Ha il volto di un buon curato di campagna (forse lo è stato); per ogni elezione annuncia un programma di moderazione e di conciliazione. Vuole invertire la rotta della politica della sinistra italiana; vuol darla in gestione anche ai liberali oltre che agli autentici socialdemocratici. Senza dover ammettere il fallimento della “Cosa”, per sopravvivere, secondo Pisapia, il Pd dovrebbe “staccarsi” da ogni forma di berlusconismo come la carta moschicida nei confronti di una mosca. Crede nella possibilità di un perfezionamento in senso liberale del comunismo, una forma che alcuni considerano pura follia. Il togliattismo e in seguito il berlinguerismo sono stati tentativi di rivestire di belle penne un’ideologia mostruosa per presentarla in una luce favorevole e accattivante. Per sostenere cose dette più volte e più volte ripetute, Pisapia passa per essere l’”uomo nuovo”. Che cosa temono da lui i boss del Pd? E’ questo l’interrogativo, la novità piccante in casa piddina. Pisapia si limita per il momento a dire che non esiste più un partito bensì un “Campo”, dove si può giocare in forma corretta e civile i dribling praticati da Del Piero, Baggio, Messi, Dybala, tutte le stelle del grande calcio. Chi farà gol?

Maurizio Liverani