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FILM DI UN ¼ D’ORA

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

FILM DI UN ¼ D’ORA

Tra la realtà e il corona virus suona continuamente il tam-tam della fiducia. La parola d’ordine è di intiepidire gli allarmi, prendere tempo; ci si affida all’idea di una nuova nidiata di sorcetti ricchi. Questi sono di grande attualità grazie a Plutarco che oggi scriverebbe “Vite parallele dei falliti”. Alcuni anni prima di morire, Mario Monicelli, l’autore dei “Soliti ignoti”, perorava una sua proposta: “Voglio fare tanti film non più lunghi di cinque minuti. Pellicole che assomiglino agli spot; una comica, come uno spot, può giungere a un’allegoria. Sono sicuro che tra non molto si faranno film brevi, tutti raccolti in una pellicola normale”. Di colpo si passerebbe dai divi della celluloide agli insaccati. “Facciamo spot” e rise a garganella. “Non è una cattiveria – precisò il regista – se i produttori lo accettassero avremmo finalmente festival importanti fatti tutti di spot”. Tutta di spot è fatta la televisione. Un saggio di film della lunghezza di cinque minuti Monicelli ce l’offrì al festival di Venezia nel 1996. Si intitolava “Esercizi di stile”, ispirato allo scrittore francese Queneau, in cui è ricostruita in pochi minuti una famosa comica di Chaplin. Un levatoio di legno durante una pausa in un cantiere edile consente a Charlot di consumare un pasto completo al posto del consueto misero panino. Il corto era, per il regista, un salutare mezzo per arrivare a sorridere. Se in tempo di virus il pubblico non può andare al cinema per vedere film della durata normale, con pellicole di un quarto d’ora si avrebbe minor spreco e, forse, maggiore intensità spirituale. Il cinema dovrà adeguarsi ai tempi nuovi, con virus o senza virus. Il pubblico ha ancora il sangue inquinato dallo spavento. Si assiste, in questo scorcio di secolo, a un progressivo svilimento in senso distruttivo e nichilista, preannuncio, come scrive il filosofo Severino nel libro “L’infedele”, di un futuro molto incerto. Per ridestare una certa fiducia bisogna accettare valori “avariati”. Il mondo sprofonda in un avvenire sempre più precario. Un’occasione buona per adottare uno stile nuovo. Monicelli era un ottimista-nichilista, capace di galleggiare nel mare dell’avvenire del nulla. Era un nichilista gaio. 

MAURIZIO LIVERANI