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GENOVA: UNA VOCE DALL’AL DI LA’

di Maurizio Liverani

La cerimonia funebre che ha richiamato tanta folla è stata tecnicamente impeccabile (naturalmente per chi crede nel soprannaturale). Subito dopo la catastrofe sono stati chiamati in causa molti possibili responsabili; si è sentita l’urgenza di coinvolgere tutti, soprattutto il partitismo presente, ma senza segni distintivi. La costernazione era tale che non si poteva barare come si è fatto sino ad oggi in situazioni simili. Un signore, evidentemente colpito dal disastro, ha definito le parole di un officiante, che voleva portare il pathos al massimo, come proiettili di una mitragliatrice. Questo commento in perfetta serietà dava il senso di tutta la funzione. Evidentemente l’austerità del rito è stata imposta nella convinzione che tra gli afflitti ci fossero anche i responsabili e si temeva che la cerimonia potesse trasformarsi in una sorta di “guerra civile”. Questo timore pesava sulla massa dei convenuti. Si è cercato di tenere la tristezza per i tanti morti accompagnata alla tristezza per quello che il rito simboleggia nell’Italia di oggi; come se tutti si sentissero in parte responsabili. Ancora una volta si è confermata una verità che nulla è caro ai notabili della nostra economia quanto i danni che fanno il male del Paese. Da troppi anni la nostra democrazia è vista come lotta di competizione di gruppi, la portata morale delle idee retrostanti non conta. Fatta eccezione per chi è stato direttamene colpito dalla disgrazia, i politici sembravano pura zavorra. Wilhem Reich, collaboratore di Freud e gran conoscitore della politica di massa, invitava gli elettori a non accettare la commozione dei cialtroni. Chi la dice cotta, chi la dice cruda. Mancano ancora argomenti convincenti, ma si sa che ci sono grandi responsabilità in ciò che è avvenuto. Il governo può additare i responsabili, ma in uno stato di diritto non può sostituirsi alla magistratura e comminare condanne. Ha solo la possibilità di destituire gli eventuali responsabili politici. Insomma, assisteremo presto alla ricerca di ricette speciali per sfuggire alla verità. Si è sempre obbedito al grossolano bisogno di erigere una barricata contro la crescente richiesta di autentica giustizia. C’è qualcosa di bassamente imperioso nella vita italiana che pone alcune classi al di sopra della giustizia. I partiti si fanno lotta, ma si sente un gran bisogno di salvarsi alleandosi. Il fatto che ci ha più colpito nella cerimonia trasmessa dalla televisione è stata una “voce solenne” che si complimentava con gli officianti per come era stata celebrata. Abbiamo avuto l’illusione che quel tratto di video divinizzasse la voce del capo dei capi (chi? Dio?). I casi sono due: o abbiamo preso un abbaglio o una voce dall’aldilà comunicava, sorprendentemente, con i presenti. Non è da escludere che alla fine del vaniloquio ispido di buoni sentimenti si possa truccare una frattura tra il mondo terrestre e il soprannaturale. E’ una nostra allucinazione, se lo fosse chiediamo perdono, o è la conferma attraverso il video della sempre più traballante religiosità propinata ai poveri di spirito.

Maurizio Liverani