GIRO GIRO TONDO, QUANTO VALE LO SPREAD NEL NOSTRO MONDO…

di Barbara Soffici

Ancora una volta lo spread ha determinato un’inversione di marcia: il voto anticipato in Italia diventa così un’ipotesi remota. Si vuole evitare di aprire “la strada a fronti anti-euro”. Anche il governo spinge affinché l’Italia diventi “un baluardo contro i populismi”. Improvvisamente le emergenze sociali, i terremoti, l’immigrazione, la sicurezza del sistema bancario, degli interessi nazionali e degli investimenti strategici sembrano essere tornati al centro dell’attenzione. Improvvisamente la tenuta del sistema Italia è tornata ad essere legata a scelte cruciali, a riforme impossibili da realizzare senza “un’alleanza moderata”. Sempre, ben inteso, con l’intenzione di salvaguardare quelli che sono “i valori dei popolari europei” e quella moneta che Draghi ha dichiarato “irrevocabile”: se il Trattato europeo prevede l’uscita di un Paese dall’Unione, non permette però la possibilità di lasciare la moneta unica”, fa sapere. L’Europa, impegnata già nella difficile trattativa “Brexit”, è sulla difensiva.  Teme la vittoria alle urne di Marina Le Pen, perché senza la Francia, considerata dagli esperti il “cuore politico” della Ue (la Germania, come sappiamo bene, detiene invece il potere economico-finanziario), l’Unione non potrebbe sopravvivere. L’ipotesi di un “Frexit”, una possibile uscita della Francia dall’Ue ha scosso i mercati, l’onda anti-euro ha fatto aumentare vertiginosamente lo spread (salito a quota 200), sollevando un improvviso frenetico dinamismo, senza prospettive. La Commissione affari economici del Parlamento Europeo e Draghi si sono affannati immediatamente a specificare a Trump di non essere dei “manipolatori di cambi”, di non essere intervenuti sul mercato dal 2011. “Le scelte di politica monetaria si prendono guardando la zona euro nel suo insieme, non i singoli Paesi e neppure i singoli dati, non reagiamo ad aumenti dell’inflazione di breve durata” ha tuonato il presidente della Bce, che si è detto pronto, per garantire la liquidità, ad allungare il periodo di acquisto di titoli  e ad “aumentarne” la quantità. Ma  “l’area integrata” a cui allude Draghi in realtà non esiste. L’Italia, sebbene abbia dei “margini nel bilancio” per una possibile espansione, per una riduzione del debito, rimane per ora al palo, nemmeno menzionata. Volutamente, si continua a portare avanti un’Europa a più velocità, per “evitare l’implosione”, “l’effetto disgregazione”  (così dicono), senza dar credito ai politici: “sentirli ma non ascoltarli”, questa è la regola.  La situazione rimane incerta e non si prevedono alternative.  Quando, per uscire dall’impasse, basterebbe, forse, valutare nuove strade, nuovi progetti… e, perché no, reinterpretare i concetti di integrazione e di globalizzazione.

Barbara Soffici